MONOPOLI, IL BORGO PUGLIESE AFFACCIATO SUL MARE

Monopoli. Un borgo che custodisce il suo patrimonio tra le mura antiche e il mare, una delle perle della costa a sud di Bari.

#UNPÓDISTORIA

Già in età messapica era una città fortezza, circondata da possenti mura per prevenire attacchi sia da terra che da mare. In epoca romana divenne uno dei porti principali sull’Adriatico. Il periodo medievale vide alternarsi il governo di Bizantini, Normanni, Angioini e Spagnoli.

Cattedrale della Madonna della Madia
foto di Martina

Il suo simbolo è il Castello Carlo V, costruito per prevenire le incursioni dei Saraceni; è un bell’esempio di struttura difensiva a pianta poligonale con una torre cilindrica che fa da ingresso.

Esattamente all’estremo opposto si trova la Cattedrale della Madonna della Madia; in stile romanico, venne completamente ricostruita nel Settecento: gli interni sono un trionfo di marmi policromi. Qui è conservata l’icona bizantina della Madonna della Madia, che la tradizione vuole portata dal mare su una zattera nel 1177. Il campanile si sviluppa su sei ordini e svetta alto sulle basse case del borgo antico.

La cappella dove è contenuta l'icona bizantina
foto di Martina

Altra chiesa molto particolare è la Chiesa di Santa Maria del Suffragio che conserva cinque corpi mummificati esposti in una delle navate laterali.

La vivace piazza Garibaldi è il cuore del borgo: tra bar e locali si mimetizza la Torre Civica, con i resti di una colonna infame sullo spigolo. A pochi passi da qui, il caratteristico porticciolo antico merita una passeggiata, così come il lungomare.

..e ora, parliamo di specialità culinarie!

Hai mai sentito parlare della zampina? È una salsiccia arrotolata condita con pomodoro, formaggio, basilico e peperoncino che si esalta se cotta alla brace. Io l’ho assaggiata alla Macelleria XX settembre in un delizioso panino!

Panino con la zampina
foto di Martina


TIP

Da Bari, si arriva a Monopoli con circa 45 minuti di treno (3.4€ il costo del biglietto per singola tratta).

 

Continua il giro della Puglia insieme a me!

Qui trovi gli articoli su Bari, Trani e Ostuni per un bellissimo on the road.

TOKYO REVISITED

La grande mostra fotografica dei maestri giapponesi Moriyama e Tomatsu al MAXXI

 

Nell’immaginario occidentale Tokyo è la città cosmopolita per eccellenza: grattacieli, schermi luminosi, innovazione tecnologica sono un’ispirazione continua per gli artisti. L’esplorazione urbana passa soprattutto attraverso la street photography di due grandi maestri, Moriyama e Tomatsu, i cui lavori sono esposti in una grande mostra al MAXXI.

Tokyo Revisited al MAXXI
foto di Martina

I due fotografi guardano con interesse all’evoluzione della società giapponese, dal dopoguerra alla contemporaneità. Tomatsu cattura scene politicamente coinvolgenti, mentre Moriyama si concentra sull’entusiastica società consumistica. Entrambi sono accomunati dal definirsi “cani randagi” che percorrono la città guardandosi attorno.

In questo viaggio attraverso le strade di Tokyo, i visitatori hanno l’opportunità di scoprire una nuova città, al di là degli stereotipi a cui siamo abituati. Proprio Tokyo  è l’unica costante della narrazione: nei distretti della capitale giapponese si fonde il quotidiano con le luci al neon, i vicoli silenziosi con il traffico frenetico. La mostra non segue una struttura narrativa o temporale ma si disvela come una mappa visiva descritta attraverso grandi temi: l’editoria, il ruolo dell’autoritratto, il vagare come elemento che contraddistingue i fotografi urbani, l’intimità e l’eros, la performance umana.

Tokyo Revisited
foto di Martina

Oggi la fotografia contemporanea giapponese è alla ribalta nel panorama internazionale proprio grazie a Tomatsu e Moriyama. A partire dagli anni ‘60, i due inventano linguaggi fotografici audacemente innovativi, interagendo con movimenti sperimentali internazionali: Moriyama considera Tomatsu il suo maestro.

Lungo il percorso espositivo, ho avuto la sensazione di essere parte dell’energia frenetica di Tokyo, città in veloce crescita e in continuo cambiamento, scoprendo un flusso di nuove fantasie, visioni e illusioni che mai avrei immaginato. Tomatsu e Moriyama con le loro immagini fotografiche radicali ci invitano  ad avventurarci nell’esplorazione urbana con occhi nuovi.

 

Ti lascio con qualche info pratica.

 MAXXI, via Guido Reni 4

fino al 16 ottobre 2022

12€/6€

ORTE SOTTERRANEA, LA CITTÀ SOTTO LA CITTÀ

A 45 minuti di treno da Roma, c’è un piccolo borgo tra i meno conosciuti della Tuscia viterbese, o meglio, conosciuto più per l’uscita dell’autostrada e per lo snodo ferroviario.

È Orte, cittadina dall’inconfondibile forma “a prosciutto”, adagiata su di un colle circondato da una rigogliosa e verde campagna.

#UNPÓDISTORIA

Venne fondata dagli Etruschi nel VI sec. a.C. e conquistata dai Romani agli inizi del I secolo a.C. Si susseguirono Bizantini, Longobardi ed Arabi nella sua conquista fino ad arrivare all’XI secolo, il periodo più florido per Orte, che accrebbe la sua superficie con borghi suburbani. Nel XV secolo, un nuovo impulso viene dato dall’industria della lana.

Sotto il borgo di Orte si estende una città di pari dimensioni, una città sotterranea, fatta da un ampio complesso di siti e cunicoli. L’accesso è nella piazza principale e la visita è a cura dell’Associazione Culturale Veramente Orte (prenotabile all’Infopoint).

L'ingresso a Orte Sotterranea è nella piazza principale
foto di Martina

Sei pronto a scendere insieme a me?

Il cunicolo principale risale al VI secolo a.C. e venne realizzato per recuperare l’acqua piovana dal banco tufaceo che circonda il borgo, trasferendola così alle fontane urbane; il condotto rimase in uso fino all’Ottocento. Lungo di esso si susseguono una serie di pozzi di luce ed ampie cisterne di epoche diverse. 

Cunicoli di Orte Sotterranea
foto di Martina

La Fontana Ipogea è la prima cosa che si incontra: risale all’epoca augustea e ha subito diversi interventi di restauro. Da una diramazione si accede alla Cisterna Frattini, dall’ampia volta e dal pavimento in cotto. Da un’altra apertura laterale si arriva al Pozzo di cocciopesto, struttura di impianto etrusco-romano; si passa, poi, all’Ipogeo del Vascellaro dove è conservata una vasca per la pigiatura dell’uva, il palmento.

Proseguendo nel percorso dal versante occidentale della rupe, si accede ad una serie di stanze al di sotto del vecchio ospedale. Molto particolare è la Neviera scavata nel tufo, uno dei pochissimi esempi giunti fino a noi. La neve veniva trasportata dai vicini Monti Cimini e qui conservata perché usata proprio all’interno dell’ospedale.

Ultima tappa della visita è la Colombaia rupestre, posta sul versante orientale di Orte. È un’ampia struttura scavata nel Medioevo per l’allenamento dei piccioni. Dall’elevatissimo numero di nicchie, si capisce subito che era un’attività assai redditizia! Dal XIII secolo, epoca alla quale risale, la colombaia ha subito diversi cambi d’uso: venne trasformata prima in laboratorio tessile e poi in cantina.

La Colombaia
foto di Martina

TIP

Durata: circa un’ora e mezza

Quando: dal giovedì alla domenica

Costo: 10€/8€

Ti consiglio di indossare scarpe da ginnastica: il percorso è un po’ dissestato.

 

Ti ha incuriosito quest’esperienza? Io l’ho trovata veramente unica!

“DISNEY. L’ARTE DI RACCONTARE STORIE SENZA TEMPO”

La mostra-evento a Palazzo Barberini

 

Alzi la mano chi non ha mai visto un film realizzato dalla Disney!

Come immaginavo: tutti noi siamo cresciuti con videocassette o dvd dei suoi capolavori di animazione e sono sicura che ognuno di noi ha cercato di capire il processo creativo che ha portato alla realizzazione di scene diventate iconiche per intere generazioni.

Mostra Disney a Palazzo Barberini
foto di Martina

La mostra a Palazzo Barberini permette, con preziose opere originali provenienti dagli Archivi Disney, di seguire l’evoluzione che dall’idea giunge alle migliaia di scene dei film amati da grandi e piccoli.

Il percorso espositivo consente, poi, di scoprire le origini letterarie dei capolavori disneyani. Molti dei film animati realizzati da Walt Disney e dai suoi team di creativi sono basati su miti, favole, leggende e fiabe alle quali nel corso dei secoli scribi, menestrelli, poeti, romanzieri e filosofi hanno dato vita. Proprio i miti, le favole, le leggende, le fiabe sono le quattro sezioni tematiche della mostra, presentate attraverso l'esposizione dei bozzetti preparatori di ricerca creativa su personaggi, ambientazioni e trame.

La prima sezione è dedicata ai miti, storie tradizionali narrate in modo simbolico che parlano di divinità ed esseri sovrumani coinvolti in eventi o circostanze straordinari, in un tempo non specificato. Questi si prestano facilmente ad un’interpretazione grafica e visiva particolare per la straordinarietà dei loro soggetti, che esulano dalla realtà. Questa tradizione narrativa ha offerto agli artisti Disney enormi opportunità creative, basti pensare al film “Hercules” del 1997.

Bozzetto Disney per il film Hercules
foto di Martina

La seconda analizza le favole, storie in cui animali o cose parlano e si comportano come esseri umani, concepite allo scopo di focalizzare l'attenzione sulle debolezze umane, comunicando una morale. I creativi Disney hanno avuto la capacità di antropomorfizzare animali ed oggetti, rendendoli cari agli spettatori. "I tre porcellini" ti dicono qualcosa? Il lungometraggio reinterpreta e racconta a ritmo di musica una favola la cui prima pubblicazione risale al 1853 e che venne lodato come una parabola adatta ai tempi difficili della Grande Depressione.

Le leggende sono il tema della terza sezione: storie tradizionali che parlano di una persona o di un luogo, mescolando realtà e invenzione, rendendo la linea di demarcazione tra le due spesso confusa. Adattandole al cinema, gli artisti hanno impiegato uno strumento visuale per reinterpretarle e coglierne l’essenza: La spada nella Roccia e Robin Hood sono due dei tanti esempi che si possono citare.

La quarta sezione, infine, riguarda le fiabe, narrazioni che si svolgono in un luogo e in un tempo particolarmente lontani dai nostri. Hanno la capacità di trasportarci in un altro mondo, basti pensare a Biancaneve, Cenerentola, La Bella Addormentata o La Sirenetta. La realizzazione di quest’ultimo film ha avuto una genesi particolare. Già nel 1938, Walt Disney pensò di creare un live action sulla base della fiaba di Andersen del 1837. Alcuni schizzi vennero disegnati tra il 1940 e il 1941 senza giungere, tuttavia, all’atteso cartone animato. Negli anni Ottanta, finalmente, vennero rispolverati i vecchi disegni che furono la base per il capolavoro del 1989.

Disegni preparatori per La Sirenetta
foto di Martina

Oggi come ieri, i film Disney prendono vita con una notevole varietà di linguaggi e materiali: pastelli, acquerelli, tempere, inchiostri, resine, matite, tecniche digitali. Grazie a questa mostra, possiamo scoprire quanto lavoro c’è dietro ai nostri cartoni animati preferiti, non solo in termini di realizzazione artistica ma anche di studio delle fonti letterarie. Attraverso postazioni interattive, veniamo incoraggiati a diventare noi stessi narratori, percorrendo le sale non come semplici spettatori delle storie narrate, ma come protagonisti. 

È un affascinante viaggio dietro le quinte da non perdere!


Ti lascio qualche info pratica:

fino al 25/09 a Palazzo Barberini

lunedì 14.30-19.30/ mart-dom 9.30-19.30

biglietti: intero 15€, ridotto 13€, ridotto speciale 9€.

ROBERT DOISNEAU, LA GRANDE MOSTRA ALL’ARA PACIS

Sono 130 le immagini della retrospettiva dedicata a Doisneau, celebre fotografo francese, in mostra al museo dell’Ara Pacis fino al 4 settembre.

Gabriel Bauret cura una bellissima mostra per rendere omaggio ad uno dei padri fondatori della fotografia umanista francese  e del fotogiornalismo di strada.

La mostra di Doisneau all'Ara Pacis

Nato nel 1912 nel sobborgo parigino di Gentilly, inizia la sua carriera come apprendista nel laboratorio di un fotografo pubblicitario. Negli anni Trenta trova lavoro nelle officine Renault, l’unico impiego da dipendente che avrà nel corso di tutta la sua vita. Ma la sua attenzione è sempre stata rivolta ai quartieri popolari e alle banlieu, le periferie. Dopo aver raggiunto il tanto agognato status di fotografo indipendente, la guerra lo costrinse a reinventarsi per sbarcare il lunario; dopo la Liberazione, però, compaiono alcuni reportages sulla rivista Vogue. Nel 1949 esce il libro La Banlieue de Paris, la prima sintesi dei molti racconti per immagini che dedicherà a questa realtà. Doisneau ne descrive perfettamente la quotidianità, componendo un racconto visivo in cui si mescolano una toccante umanità, una vena di umorismo e un pizzico di malinconia.

Nel percorso di visita, l’arco temporale si intreccia con quello tematico. Le fotografie riguardano il periodo che va dagli anni ‘30 agli anni ‘60 e sono suddivise in 11 aree tematiche.

Che siano fotografie realizzate su commissione o il frutto del suo girovagare senza meta per Parigi, vediamo delinearsi uno stile molto particolare, un atteggiamento artistico che è anche una filosofia di vita. La sua lente si posa sempre sull’uomo, identificandosi con le vite di chi incrocia il suo cammino: empatia è la parola che viene più spesso in mente osservando le sue immagini schiette, al limite del surrealismo. Una grande predilezione di Doisneau è per i bambini che animano le periferie parigine: il fotografo si sente a suo agio in loro compagnia, come testimoniano i moltissimi scatti che li vedono come protagonisti fin dagli anni Trenta. L’amore per la scuola della strada, più ricca ed accattivante di qualsiasi formazione scolastica, cattura così tanto il fotografo francese che ritrae i portinai, vera anima di Parigi, i bistrots e la moltitudine di avventori e scene di apparentemente banale vita quotidiana.

Uno dei 130 scatti in mostra all'Ara Pacis

Il fotografo deve essere come carta assorbente, deve lasciarsi penetrare dal momento poetico

Robert Doisneau

Questa frase racchiude perfettamente il lavoro di Doisneau, sempre improntato alla ricerca di un mondo dove le persone si dimostrino gentili e dove tutti noi vorremmo vivere. Una mostra ricca di spunti e di curiosità sul dietro le quinte di alcuni scatti iconici.

Ti lascio proprio con una di queste curiosità.

Hai presente la foto del bacio della giovane coppia, indifferente alla folla dei passanti alla place de l’Hôtel de Ville di Parigi? Venne scattata nel 1950, durante un servizio fotografico per la rivista “Life”. Ma non è affatto uno scatto spontaneo: Doisneau rimase colpito dal gesto di tenerezza tra due giovani attori incontrati per caso in un bar e chiese ai due di replicare quel gesto, posando per lui!

 

Robert Doisneau

Museo dell’Ara Pacis

Fino al 4 settembre

Intero 11€ - ridotto 9€