SUNSHINE BLOGGER AWARD 2020: SIAMO STATE NOMINATE!

Avete mai sentito parlare del Sunshine Blogger Award? È uno speciale riconoscimento che i blogger assegnano ad altri blogger per valorizzare il loro lavoro e offrire la possibilità di raccontare le proprie passioni.

Vi do una bella notizia: quest’anno siamo state nominate anche noi!



Devo ringraziare Simona di Travel Off per questa “investitura”.

Ho conosciuto Simona durante il periodo del passato lockdown, imbattendomi nella sua fantastica iniziativa dei viaggiatori a km 0, per la quale ho parlato del mio luogo del cuore a due passi da casa, il borgo di Caprarola. Mi sono subito appassionata al suo stile di viaggio, responsabile e consapevole, e ai suoi racconti sulla Lunigiana, la zona dove è tornata a vivere dopo anni trascorsi all’estero. Vi invito ad andare a sbirciare il suo blog e il suo profilo Instagram per scoprire le sue tante e belle iniziative!

In cosa consiste il Sunshine Blogger Award?

I passaggi sono semplici:

1) scrivere un articolo in cui spieghi cosa sia il Sunshine Blogger Award, inserendo il suo logo

2) ringraziare citando chi ti ha nominato, lasciando il link al suo blog

3) rispondere alle domande che ti sono state rivolte

4) nominare altri profili che ti piacciono, realizzando per loro delle domande ad hoc

Bene, è ora di rispondere alle domande di Simona.


Che messaggio vuoi dare ai viaggiatori attraverso il tuo blog?

Quando ho (finalmente!) deciso di aprire il blog con l’aiuto di una mia cara amica, non avevo in mente un preciso messaggio da voler veicolare: ero, più che altro, spinta dalla voglia di condividere le mie esperienze di viaggio, gli itinerari, le esperienze culinarie e i “trucchetti” per risparmiare scoperti nel corso degli anni.

Poi mi sono detta "perchè non poter viaggiare pur rimanendo a casa"? Ho la fortuna di abitare in una delle città più affascinanti del mondo, Roma, che regala tante bellezze sorprendenti ad ogni angolo. È così che ho creato due rubriche: In giro per Roma, dove parlo a 360° della Città Eterna, svelando luoghi insoliti e raccontando i “grandi classici” sotto una nuova lente (sono una guida turistica), e Maccarò, m’hai provocato e io ti distruggo! nella quale, prendendo a prestito una famosa frase di Alberto Sordi, faccio scoprire le specialità gastronomiche capitoline.

Ecco il messaggio che mi piacerebbe trasmettere: si può viaggiare rimanendo anche a casa, guardando ciò che ci circonda e che troppo spesso diamo per scontato, con occhi nuovi, quelli della curiosità.


Qual è l’esperienza di viaggio che più ti ha colpito e trasformato?

Ogni paese in cui sono stata, ogni viaggio che ho affrontato ha lasciato qualcosa dentro di me; qualcosa di intangibile che ha cambiato, piano piano, il mio modo di pensare e, in un certo senso, il mio modo d’essere. Appena ho letto la domanda, tuttavia, ho pensato subito al mio viaggio in Terra Santa, un tour nei luoghi simbolo della cristianità nel quale è impossibile non rimanere colpiti dalla spiritualità di cui ogni paesaggio, ogni pietra è intrisa. È stato un viaggio in cui ho riflettuto su me stessa, in cui ho toccato con mano le ingiustizie del mondo, e in cui ho superato i miei limiti; sapete perché? Perché, per la prima volta, ho abbandonato la mia comfort zone unendomi ad un gruppo di capi scout che ha organizzato l’itinerario! Niente alberghi, ma scuole, conventi e case dove dormire (molto spesso nei sacchi a pelo), comodità ridotte al minimo ma tante energie positive che si sono unite dando vita ad un’esperienza incredibile che custodirò per sempre!


Qual è la tua destinazione preferita e perché?

Non ho una destinazione preferita, avrei voglia di visitare tutti i paesi del mondo, anzi, questo sarebbe veramente il mio sogno! Sicuramente ho una predilezione per i paesi mediorientali e del sud-est asiatico: sono affascinata dalle loro culture e tradizioni, così differenti dalla nostra, e dalle loro cucine, speziate e profumate. Non vedo l’ora di poter tornare a viaggiare!


Palazzo Farnese a Caprarola
foto di Lucio Frabotta



Quale è il tuo luogo del cuore a km0?

Adoro la mia città e la mia regione, ne sono talmente innamorata da aver scovato tanti luoghi magnifici, ricchi di storia e tesori storico artistici. Molto spesso preferiamo scegliere per le nostre vacanze mete a migliaia di chilometri di distanza, non accorgendoci di quante destinazioni meravigliose si nascondono dietro l’angolo. Il mio posto del cuore a km 0 è Caprarola, un delizioso borgo della Tuscia Viterbese, dominato dall’imponente Palazzo Farnese, scrigno di magnifiche architetture ed affreschi rinascimentali.


Come credi stia cambiando il mondo dei viaggi e come ti immagini sarà tornare a viaggiare?

La pandemia ha cambiato il nostro modo di pensare, di relazionarci, di vivere la quotidianità e anche il nostro modo di concepire i viaggi, come vi ho raccontato nell’articolo Viaggiare ai tempi del coronavirus. L’estate 2020 è stata caratterizzata dalla ri-scoperta della nostra amata Italia, dei suoi borghi, dei suoi laghi e delle sue spiagge. Ci siamo finalmente accorti di quanto l’Italia ha da offrire e di quanto poco noi italiani la conosciamo. Ad esempio, non ero mai stata a L’Aquila e, finalmente, quest’estate ho rimediato alla mia grave mancanza; e poi sono tornata in luogo del cuore, questa volta non a km 0: la Costiera Amalfitana, con i suoi scorci pittoreschi!

Ecco le mie nomination:

Beatrice di Viaggiatrice Indipendente mi ha catturato con i suoi consigli ed itinerari per viaggiare risparmiando, senza però farsi mancare nulla.

Viviana di Lago Maggiore Blog ama e valorizza il suo territorio a 360° proponendo itinerari artistici e chicche gastronomiche.

Jenny e Ale di Una Valigia di Fiori sono dei cacciatori di piante e giardini particolari in giro per l’Italia e per il mondo e mi hanno fatto guardare la natura sotto un’altra prospettiva.

 

Non mi rimane che lasciare le domande e aspettare le loro risposte: sono curiosissima!

-Quando hai deciso di fare il “grande passo” aprendo il tuo blog?

-Qual è l’aneddoto più divertente che ti è capitato in viaggio?

-Qual è il piatto più buono che hai assaggiato all’estero?

-Se dovessi venire a trovarti, qual è il posto della tua città/regione dove mi porteresti perché assolutamente imperdibile?

-La pandemia ha cambiato il tuo modo di approcciarti ai viaggi? Ti senti sicuro/a ad andare all’estero appena si potrà o prediligerai mete italiane?

 


BACK TO NATURE

L’arte contemporanea invade Villa Borghese

 

La natura che dialoga con l’arte: è questo l’obiettivo che si prefigge la mostra Back to Nature, caratterizzata da sculture ed installazioni che animano alcuni angoli di Villa Borghese, polmone verde cittadino tra i più amati dai romani.


Etherea di Edoardo Tresoldi
foto di Martina



In un periodo di crisi globale a livello climatico e sanitario, i tanti artisti coinvolti pongono l’accento, attraverso le loro opere, sulla necessità di ricreare e ricostruire un forte legame tra uomo e natura, dando al pubblico la possibilità di fruire degli spazi del parco in maniera diversa, sotto una nuova luce.

Le installazioni sono dislocate principalmente nel Parco dei Daini (alle spalle di Galleria Borghese) e nell’area di Piazza di Siena, interessando, però, anche il Museo Carlo Bilotti, con l’esposizione di Benedetto Pietromarchi, incentrata sulla terra e le forme di vita animali e vegetali.

La mostra diffusa coinvolge tanti artisti, facendo conoscere al grande pubblico le poetiche contemporanee. Seguitemi in questo particolare percorso!


Drops di Andreco
foto di Martina


Mimmo Paladino ha realizzato dieci bandiere ispirate alle sculture che, un tempo, decoravano i viali di Villa Borghese, poste sulla facciata del Museo Pietro Canonica; Mario Merz ha creato un doppio igloo, riflettendo sulla forma più essenziale di abitazione creata dall’uomo. Etherea di Edoardo Tresoldi è un’imponente installazione di 11 metri ispirata alle architetture barocche e neoclassiche che dialoga non solo con la natura circostante, ma anche con i visitatori che la possono attraversare. La grande bufala in bronzo, fusa con il metodo della cera persa, di Diego Rivalta si relaziona, invece, con i leoni esposti sulla scalinata della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea. La Prospettiva del Teatro fa da scenografia a Drops, l’installazione di Andreco che pone l’accento sul rapporto tra l’acqua e lo spazio urbano. Di forte impatto visivo è Yarn Bombing, curato dall’Accademia Aracne: quattro alberi sono stati rivestiti, tramite un particolare linguaggio di arte di strada, da tessuti lavorati a maglia dai vividi colori, che li hanno resi vere e proprie opere d’arte. 


Yarn Bombing, Accademia Aracne
foto di Martina



Il pubblico è, poi, fortemente coinvolto da Wing Project, il progetto degli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Roma, che si compone di due pannelli decorati con grandi ali dipinte, con le quali si scattano immancabili foto. Sono due, infine, le video opere, una di Nico Vascellari alla Casa del Cinema, e Red Map, videoinstallazione notturna di Grazia Toderi.

Gli interventi artistici all’interno di Villa Borghese sono un’occasione per il visitatore di vivere in modo diverso un luogo che, solitamente, è sinonimo di sport e relax, dando la possibilità di avvicinarsi, in maniera dinamica, all’arte contemporanea, spesso di difficile fruizione. Tutte le installazioni, per volontà del curatore, lo storico dell’arte Costantino d’Orazio, hanno come fil rouge la trasparenza, con la quale si genera un perfetto equilibrio tra l’arte e la natura, impedendo la prevaricazione dell’una sull’altra.

Per guardare Villa Borghese con nuovi occhi, guidati dalla sensibilità dell’arte contemporanea, avete tempo fino al 13 Dicembre!

 

Fatemi sapere nei commenti se, come me, avete apprezzato questo “ritorno alla natura”!

 

I MURALES DEL QUADRARO

Una passeggiata alla scoperta del Museo di Urban Art di Roma

 

You are now entering free Quadraro” è il messaggio che accoglie i visitatori che mettono piede in questo quartiere, alla periferia sud-est di Roma.

Perché fare una passeggiata proprio qui? Se siete degli amanti della street art come me, qui troverete MURo, il museo diffuso di urban art fondato nel 2010 dall’artista David Diavú Vecchiato.

In cosa consiste MURo? È il primo progetto di museo a cielo aperto completamente integrato nel tessuto sociale e urbanistico, ideato per rispettare lo spirito e la storia dei luoghi in cui gli artisti danno nuova vita a muri anonimi ma che sono intrisi di storia.

"Nido di Vespe", Lucamaleonte
foto di martina


#UNPÒDISTORIA

Il Quadraro si estende tra la via Casilina, la via Tuscolana e Centocelle. L’impianto urbanistico del quartiere, per come lo conosciamo oggi, risale agli anni Venti e Trenta del Novecento, quando il piano regolatore prevedeva la costruzione di villini di due, massimo tre piani, immersi nel verde. 

È durante la Seconda Guerra Mondiale, nel periodo dell’occupazione nazista, che il Quadraro assume un ruolo chiave per i soldati tedeschi, visto che i convogli con i rifornimenti per le truppe impegnate sulla Linea Gustav dovevano passare proprio per la via Casilina. Ma il quartiere si oppose strenuamente ai nazifasciti, appoggiando in tutti i modi i partigiani e sabotando le attività dei tedeschi, tanto che il comandante della Gestapo di Roma, Kappler, lo definì “un nido di vespe”. Nido di vespe che venne brutalmente punito il 17 aprile del 1944, quando quasi 1000 persone vennero deportate in Germania: meno della metà fece ritorno.

Ecco che la storia del Quadraro, il suo animo ribelle e indomito, trova spazio sui suoi muri, grazie a questo progetto site specific, pensato proprio per la borgata, e community specific, perché ha coinvolto chi il quartiere lo abita.

Nonostante le ottime intenzioni, non tutti hanno accolto favorevolmente il progetto; gli artisti e le loro opere si sono dovuti scontrare con aggressioni e atti vandalici, volti a fermare la “riqualificazione borghese” che il Quadraro stava subendo. Come vedete, la questione è molto spinosa!

 

Mural Dilkabear e Paolo Petrangeli su via dei Lentuli
foto di Martina


Ma ora veniamo al nostro tour dei murales!

Vi consiglio di scendere alla fermata della metro A “Porta Furba-Quadraro” e cominciare a passeggiare per le vie del quartiere, coadiuvati dalla mappa che troverete sul sito di MURo.

"Vuoti di Memoria", stazione metro Porta Furba
foto di Martina


TIP: già la stazione della metro è un piccolo museo di street art, animata dal mural di Ugo Spagnuolo “Vuoti di Memoria”. L’opera, di oltre 400 mq, raffigura 18 abitanti del quartiere mentre chiudono delle bottiglie, riempite dei loro ricordi. Un semplice luogo di passaggio si è trasformato in un contenitore di memoria collettiva. Possiamo partecipare tutti a questo mural inserendo i nostri ricordi su www.vuotidimemoria.it

Il primo mural che si incontra è “Nido di Vespe”, opera di Lucamaleonte, in via Monte del Grano; fa riferimento all’espressione dispregiativa con la quale i nazisti etichettarono il Quadraro. Sono raffigurate 7 vespe in ricordo dei settant’anni dalla terribile “operazione balena”, con la quale si mise in atto il rastrellamento del quartiere. 

Lungo il muro della vicina via dei Lentuli si susseguono tantissimi murales, a partire dal manifesto di tutto il progetto MURo, “Art Pollinates Quadraro” di Diavú, proseguendo con una bambina dal volto enigmatico che celebra la creatività, firmata da Dilkabear e Paolo Petrangeli, e con “Molti amici molto amore” di Omino 71, in cui i coloratissimi personaggi dei fumetti si tengono per mano, trasmettendo un profondo messaggio di fratellanza. 

"Il RisucchiAttore", Mr Thoms, tunnel del Quadraro
foto di Martina


Si raggiunge il tunnel del Quadraro, colorato da un lato dal mural di Gio Pistone, dall’altro dal "RisucchiAttore" di Mr Thoms. 

Purtroppo, la prima opera, che raffigura un guardiano del tunnel, è stata deturpata da atti vandalici. Addentrandosi nelle vie limitrofe, si incontrano tante altre opere coloratissime: “La Fenice”, di Alessandro Sardella, sui muri della Carrozzeria Longarini, “Grandma”, di Jim Avignon, sul muro dell’omonimo bistrot, e il mural di Beau Stanton, il mio preferito, che raffigura un albero (il Quadraro) che nasce da un teschio (la violenza dei nazisti).

 

Mural di Beau Stanton
foto di Martina


Vi è piaciuta questa passeggiata?

Se la street art vi intriga, date un’occhiata anche ai murales che animano altri quartieri di Roma!

Street art a Roma: i muralesdi Tor Marancia

Street art a Roma: PinacciNostri a Pineta Sacchetti

 

IL PARCO ARCHEOLOGICO DI TUSCOLO: CUORE STORICO DEI CASTELLI ROMANI

Le origini dell’antica Tusculum si perdono nella notte dei tempi: leggenda vuole che sia stata fondata da Telegono, figlio di Ulisse e della maga Circe; vero è che le prime testimonianze di frequentazione umana risalgono al XVI secolo a.C.
L’area archeologica è incuneata tra i comuni di Montecompatri, Monte Porzio, Frascati e Grottaferrata, e sovrappone testimonianze di diverse epoche storiche, dalla sua origine preromana fino alla distruzione, avvenuta nel 1191.

TIP: da Roma si può raggiungere il sito in macchina, percorrendo la Roma-Napoli e prendendo l’uscita “Monte Porzio Catone”; da qui seguite le indicazioni per l’area archeologica. Una volta raggiunto il parcheggio, arriverete in cima alla collina con una piacevole passeggiata.

L’ingresso costa solo 3€ e vi permetterà di trascorrere un bel pomeriggio immersi nella natura e nella storia; come? 
Dovete sapere che Tusculum era una delle più importanti città della Lega Latina e che dette molto filo da torcere ai Romani che, tuttavia, la sconfissero, annettendola al loro territorio, nella battaglia presso il Lago Regillo nel 496 a.C.. Divenne, così, meta prediletta di scrittori, senatori e uomini di spicco della società romana, che la elessero per costruire le proprie ville estive. In epoca medievale, i Conti di Tuscolo le diedero nuovo splendore e importanza, fino alla sua distruzione, nel 1191. Il percorso di visita vi porterà attraverso il foro e il quartiere abitativo, sino a giungere allo splendido teatro.

Il Teatro Romano di Tuscolo

TIP: dopo un lungo periodo di abbandono, nel 1984 la Comunità Montana Castelli Romani e Prenestini ha acquisito la proprietà del sito, dando vita ad un percorso di riscoperta scientifica e di valorizzazione, grazie al contributo della Escuela Espanola di Hystoria e Arqueologia en Roma-CSIC.

Il teatro è, sicuramente, il monumento identitario dell’area archeologica, portato alla luce dopo ben undici campagne di scavi, succedutesi tra il 1998 e il 2004. Costruito nel 75 a.C., è uno splendido esempio di architettura classica romana, con la tradizionale cavea a semicerchio, di circa cinquanta metri, suddivisa in quattro settori; nel periodo di massimo splendore cittadino, il teatro arrivava ad ospitare 2000 spettatori.

TIP: dal settembre del 2003 è stato riportato in attività dalla Comunità Montana e, ora, è il palcoscenico per numerosi spettacoli.

All’esterno del perimetro dell’antica città, altro importante monumento è l’anfiteatro, risalente al II secolo d.C.: occupa l’estremità superiore di una piccola valle che, un tempo, costituiva il Sacro Bosco. Nel XVII secolo era già conosciuto come “Accademia di Cicerone”, visto che questo illustre personaggio visse e lavorò a lungo a Tusculum, ma solo nell’Ottocento venne parzialmente scavato. Non è mai stato interessato, tuttavia, da scavi sistematici, tant’è che è ancora parzialmente interrato.


Come concludere al meglio questa piacevole giornata? Mangiando un buon piatto di carbonara o di amatriciana in una fraschetta: Ariccia è poco distante!

VITORCHIANO, DELIZIOSO BORGO DELLA TUSCIA

Una passeggiata nel Medioevo

Se programmate un bel week-end nella Tuscia Viterbese o se state semplicemente pensando a dove poter trascorrere una giornata fuori dal caos romano, il borgo di Vitorchiano è ciò che fa per voi. 

Perché? 

Presto detto: un perfetto connubio di arte e buon cibo!

TIP: il paese, a 10 km da Viterbo, è facilmente raggiungibile da Roma sia con i mezzi pubblici (treno FL3 Roma-Viterbo), che con la macchina (96 km).

Vitorchiano, uno dei Borghi più Belli d’Italia, si trova ai piedi dei Monti Cimini, immerso nel paesaggio boschivo di querce e castagni della Valle del Vezza, solcato da innumerevoli ruscelli; abbarbicato su una rupe di peperino a 285 metri s.l.m, è delimitato da grossi burroni che confluiscono nel vicino torrente Acqua Fredda. 

Vitorchiano, uno dei Borghi più Belli d'Italia
foto di Martina


La prima cosa che salta agli occhi una volta raggiunto il borgo è il tipico colore grigio del peperino, la pietra locale con cui sono state realizzate le case, i palazzi, le chiese e le mura duecentesche, di cui si è conservata ancora oggi la parte sud. Interrotte da torri e torrioni, orlate da merli, barbacani e feritoie, vi si apre Porta Romana, unico ingresso al centro medievale del paese. Se date un’occhiata allo stemma sopra la chiave di volta, leggerete a chiare lettere SPQR. Ma come è possibile? 

Facciamo un passo indietro: di origine etrusca, divenne un castrum con la conquista romana, per poi trasformarsi in un centro urbano durante il Medioevo. Legata per secoli alla vicina Viterbo, si volle affrancare da questo dominio legandosi proprio alla città di Roma. Divenendole fedele, Roma riconobbe Vitorchiano come “Terra fedelissima all’Urbe”, consentendole di fregiarsi della sigla SPQR.

Varcando la porta d’accesso all’antico borgo medievale, ci troviamo in un groviglio di vicoli e piazzette suggestive, tanto da aver colpito negli anni Sessanta il regista Mario Monicelli che lo scelse come set per il film L’Armata Brancaleone.

TIP: anche Bruno Corbucci ambientò qui, nel 1972, Il prode Anselmo e il suo scudiero.

I profferli
foto di Martina



Passeggiando tra le strette strade non vi sfuggirà una caratteristica di molte case, ossia delle scale esterne, sostenute da un arco a sesto ribassato, che portano ad un balcone dal quale si accede all’abitazione: i cosiddetti profferli, tipico elemento medievale; pensate che c’è una via dove tutte le case ne sono dotate!

Appena oltrepassata Porta Romana, si incontra la Chiesa della SS Trinità, risalente al XIV secolo, realizzata in peperino con un bel rosone sulla facciata. Piazza Umberto I è il punto d’incontro tra il borgo vecchio e la città nuova, dove si concentra la maggior parte dei monumenti: l’ex chiesa di S. Giovanni Battista, risalente al XVI secolo, la Casa del Podestà, il Palazzo Comunale e la splendida Fontana a Fuso del XII secolo, di fattura viterbese, che deve il suo nome alla sua particolare forma. Alzando lo sguardo non vi sfuggiranno i 16 metri della Torre dell’Orologio, eretta originariamente a difesa del castello. Proprio qui un belvedere consente di osservare lo sperone tufaceo su cui si erge Vitorchiano: impressionante!

La Fontana a Fuso
foto di Martina



La chiesa più antica del borgo è dedicata a Santa Maria Assunta e risale al XIII secolo; situata nel cuore del paese, la facciata principale è decorata da un enorme rosone centrale. Al suo interno è conservato un antichissimo Crocifisso del 1529. 

La cosa migliore da fare per scoprire l’essenza di un borgo è camminare senza un itinerario ben preciso, lasciandosi trasportare dai vicoli stessi, è così che si hanno le sorprese migliori! Proprio in questo modo ho scoperto la Casa di Santa Rosa, l’abitazione nella quale la santa bambina visse nel 1250, esiliata dalla sua città, Viterbo, perché in contrasto con il dilagante malcostume dei governanti.

TIP: la Santa compí qui alcuni miracoli, tra cui quello di uscire illesa nel corpo e nelle vesti da un muro di fuoco; a memoria di questi eventi prodigiosi, gli abitanti di Vitorchiano le eressero un altare nella chiesa principale.

Non c’è scampagnata che si rispetti senza un buon pranzo e, allora, eccovi accontentati! Appena al di fuori delle mura antiche, La Lanterna è il locale perfetto per concludere la giornata. L’ampia vetrata nella sala principale offre una bella vista sul giardino e sulle mura cittadine. I piatti sono a base dei prodotti tipici della Tuscia, soprattutto funghi e castagne: assolutamente consigliati i taglioni ai funghi porcini e quelli al cinghiale e pistacchi!

Il Moai di Vitorchiano
foto di Martina



TIP: sapete che a Vitorchiano c’è un Moai, la scultura sacra tipica dell’Isola di Pasqua? Avete letto proprio bene! Poco fuori dal centro storico si erge il monolite in peperino, scolpito con asce manuali e pietre taglienti da undici indigeni provenienti dall’isola di Rapa Nui, in Cile. Questo è l’unico esempio di Moai al di fuori dell’Isola di Pasqua. Da qui, poi, potrete godere di uno dei più bei panorami su Vitorchiano.

Fatemi sapere nei commenti se le vostre aspettative sono state ripagate!