I PRESEPI PIÙ BELLI DI ROMA DA VEDERE TUTTO L’ANNO

Se sei un amante del Natale, se lo consideri il periodo più bello dell’anno, se con i primi freddi inizi già a tirare fuori le decorazioni, questo post fa proprio al caso tuo!

Sai che a Roma puoi vedere i più bei presepi tutto l’anno?

Sono due gli indirizzi che ti voglio consigliare.

Partiamo dal primo: la chiesa dei SS. Cosma e Damiano ospita uno stupendo presepe napoletano del Settecento; è stato donato alla chiesa dai coniugi Cataldo, di origine napoletana, che vivevano a Roma da tanti anni. 

Il presepe dei SS. Cosma e Damiano
foto di Martina

È stato realizzato da artisti famosi nell’arte presepistica e raffigura la natività in mezzo alla gente del popolo, intenta nelle faccende quotidiane. Non avrai difficoltà a riconoscere il venditore di castagne, il fruttivendolo, il contadino che raccoglie l’uva, il soldato o l’oste. Le statuette sono in legno e terracotta e l’ambientazione è quella della Roma del ‘700, tra le colonne del Foro Romano. Valore aggiunto? La visita è gratuita, basta lasciare una piccola offerta!

Via dei Fori Imperiali 1

Il secondo indirizzo è la Basilica di Santa Maria Maggiore, dove è esposto, nella Cappella Sistina, il presepe più antico di Roma: si tratta dell’opera che Arnolfo di Cambio nel 1291 realizzò per volere di papa Niccolò IV. È composto da otto statuette, tutte modellate nella pietra: Maria, Giuseppe e il bambinello con il bue, l’asino ed i Magi in adorazione.

Piazza di Santa Maria Maggiore

Il presepe di Arnolfo di Cambio
foto dal web

C’è un altro luogo interamente dedicato ai presepi che, solitamente, è aperto tutto l’anno: il Museo Internazionale del Presepio, ospitato dal 1967 nei locali sottostanti la chiesa dei Santi Quirico e Giulitta. Sono oltre 3000 i pezzi esposti, provenienti non solo da tutt’Italia ma anche da altre nazioni: ci sono presepi in vetro, in legno, in cartapesta e in ceramica. Tra quelli più antichi ve ne è uno davvero particolarissimo, risalente al XVII secolo e realizzato interamente con gusci di ricci di mare.

Purtroppo, al momento è chiuso al pubblico a data da destinarsi: speriamo riapra al più presto!

via Tor de’ Conti 23

Conoscevi questi presepi?

Ti aspetto nei commenti!

INFERNO, LA MOSTRA EVENTO ALLE SCUDERIE DEL QUIRINALE

Nel 700° anno dalla morte di Dante Alighieri anche Roma celebra il sommo poeta con la mostra Inferno alle Scuderie del Quirinale, curata da Jean Clair e Laura Bossi.

Il mondo degli inferi viene affrontato in tutte le sue sfaccettature attraverso le opere di grandi artisti e pittori, raccontandone la fortuna iconografica nel corso dei secoli.

Mostra Inferno alle Scuderie del Quirinale
foto di Martina

La più amata delle tre cantiche dantesche, infatti, ha lasciato un segno indelebile nel nostro immaginario, dal Medioevo sino ai giorni nostri, e questo ambizioso progetto si propone di evidenziare il fine ultimo del viaggio del poeta fiorentino: la salvezza dell’umanità.

Sono più di duecento le opere d’arte che si snodano lungo il percorso espositivo, concesse in prestito da oltre ottanta tra grandi musei, raccolte pubbliche e prestigiose collezioni private provenienti dall’Italia, dal Vaticano e da moltissimi paesi europei.

Inferno è la prima grande rassegna d’arte che affronta questo tema, indagando sulla persistenza della visione del mondo dei dannati, sull’evoluzione storica del concetto di Male, sulla natura multiforme del Diavolo e sui tanti modi in cui prova ad attrarci, fino a giungere alla traslitterazione in terra di questo concetto: la guerra, il lavoro alienante, la follia e lo sterminio.

Voragine Infernale, Sandro Botticelli
foto di Martina

È un’occasione unica per ammirare opere di altissimo valore artistico, a cominciare dal Giudizio Finale del Beato Angelico, passando per la monumentale Porta dell’Inferno di Auguste Rodin (modello in scala 1:1), fino a giungere alla Voragine Infernale di Sandro Botticelli. Il dipinto su pergamena realizzato dal maestro per illustrare la Divina Commedia (oggi, purtroppo, smembrato) è stato eccezionalmente concesso in prestito dalla Biblioteca Apostolica Vaticana. E ancora, Le tentazioni di Sant’Antonio Abate di Jan Brueghel, Lucifero di Franz Von Stuck e il Teatrino napoletano “Inferno”, con pupi catanesi e palermitani.

Il visitatore, arrivato all’apice della parabola del Male, avrà modo di sfiorare il concetto di salvezza, l’evocazione della sua idea, passando attraverso il celebre verso “e quindi uscimmo a riveder le stelle” che introduce in una sezione dedicata all’impulso salvifico proprio del Cristianesimo ma non solo.

Dopo il grande successo, lo scorso anno, della mostra dedicata a Raffaello, in occasione di un altro importante anniversario, Inferno è un viaggio nell’ iconografia e nella morale della Commedia, che, attraverso una visione apocalittica, conduce ad un’azione di redenzione individuale e collettiva.


INFO PRATICHE: fino al 9 gennaio 2022, biglietto intero 15€, ridotto 13€.

UN WEEK-END IN VAL D’ORCIA

Paesaggio Culturale Patrimonio dell’UNESCO

Colline sinuose sormontate da borghi medievali, campi di grano e file di cipressi: questo è il tipico paesaggio che si ammira alle propaggini meridionali della Toscana.

Lo scenario che ci regala la Val d’Orcia è talmente struggente da essere stato inserito dall’UNESCO nel 2004 nella lista Patrimonio Mondiale dell’Umanità per l’eccellente conservazione del paesaggio, che tanto ispirò i pittori della Scuola Senese.

I cipressi della Val d'Orcia
foto di Martina

TIP: in tempi più recenti, questo mosaico paesaggistico ha colpito molti registi che hanno scelto di girare proprio qui le loro pellicole. Una fra tutte? Il Gladiatore di Ridley Scott: la scena dei cipressi e dei campi di grano accarezzati da Massimo Decimo Meridio é tra le più iconiche del film ed è stata girata a pochi chilometri da Pienza, nella zona di Terrapille.

INFO PRATICHE

La Val d’Orcia è un territorio molto esteso che comprende 5 borghi. Se lo vuoi girare in lungo e in largo, avrai bisogno di almeno 5 giorni. L’itinerario che ti propongo è una full immersion di due giorni da fare rigorosamente in macchina, non solo perché i collegamenti con il trasporto pubblico sono quasi inesistenti, ma perché così avrai la libertà di fermarti ovunque tu voglia: i panorami sono spettacolari!

Pronto per iniziare?

DAY 1

Prima tappa del nostro weekend è il borgo di Radicofani (circa 180 km da Roma), ultima stazione della via Francigena in Toscana.

TIP: il paese è legato alla figura del “brigante-gentiluomo” Ghino di Tacco, figlio del Conte Di Ugolino. Partendo dalla Rocca, sua splendida dimora, si dedicava a derubare i nobili della Repubblica di Siena per donare la refurtiva ai bisognosi del borgo. Una piazza è dedicata a questo particolare personaggio!

La Tavola Robbiana
foto di Martina

Radicofani è famosa per la scenografica Rocca medievale che la domina dall’alto. Una volta lasciata l’auto nei tanti parcheggi al di fuori del centro storico, varcare una delle porte dell’antico borgo equivarrà a tornare indietro nel tempo!

Il borgo è stato insignito della Bandiera Arancione del Touring Club perchè custodisce molte pregevoli vestigia del suo passato medievale, a partire dalla chiesa romanica del XIII secolo dedicata a San Pietro. La vicina chiesa di Sant’Agata conserva la splendida Tavola Robbiana, realizzata nel 1500 dai Della Robbia: un vero capolavoro! Prima della salita alla Rocca (circa 20 minuti), passeggiate per l’antico quartiere ebraico: non ve ne pentirete!

Cazzoncelli all'aglione
foto di Martina

TIP: per un pranzo veloce con le specialità tipiche e i prodotti locali, sedetevi Al Tocco, locale che si trova sulla piazza principale. I tavoli esterni danno sul belvedere, da cui si può ammirare il panorama della Val d’Orcia. Specialità della casa: cazzoncelli all’aglione, tipico formato di pasta della zona condito con un sugo fatto con il cuore dell’aglio!

Seconda tappa della giornata è la piccola frazione Bagni San Filippo (12 km), rinomata per le cascatelle di acqua termale.

Lasciata la macchina nei numerosi parcheggi lungo la strada, si accede ad un sentiero che corre lungo il fiume e che passa in rassegna formazioni calcaree, cascate e piccole piscine di acqua calda.

Balena Bianca
foto di Martina

La formazione più impressionante di calcio si è guadagnata il soprannome di Balena Bianca per la sua somiglianza con una bocca di balena. Qui l'acqua calda delle sorgenti termali (sgorga a 48°) si incontra con quella fredda del fiume, dando alla roccia un aspetto bianco-blu che contrasta profondamente con il verde del bosco. Continuando a camminare, si raggiungono le piscine che formano il complesso del Fosso Bianco.

I laghetti e le numerose cascate fumanti sono una vera e propria spa gratuita a cielo aperto!

La suggestiva Abbazia di Sant’Antimo (26 km) è l’ultima tappa della giornata; in stile romanico, sorge in una valle isolata poco al di sotto del paese di Castelnuovo dell’Abate. Secondo la leggenda, fu Carlo Magno a fondare il monastero nel 781. L’esterno in travertino è lineare nella sua austera semplicità, eccezion fatta per le sculture in pietra raffiguranti animali fantastici (apr-ott 10-19). Non perderti la farmacia: attraverserai un chiostro incantevole!

L'Abbazia di Sant'Antimo
foto di Martina

È giunta l’ora di andare in albergo: ho scelto di alloggiare ad Abbadia San Salvatore (29 km) perchè qui si trova un’antichissima abbazia fondata dal duca longobardo Ratchis.

TIP: leggenda narra che sorse nel luogo dove il duca vide un’apparizione di Gesù. Con una piccola offerta si scende nella cripta longobarda risalente all’VIII secolo: sbalorditiva!

L’hotel Bocca di Bacco si trova proprio a due passi dall’abbazia: camere pulite, confortevoli e ad un prezzo eccezionale (50€ la matrimoniale con colazione inclusa e tassa di soggiorno).

DAY 2

Tutto è pronto per una giornata intensa e per macinare qualche altro chilometro!

Da Abbadia San Salvatore, i primi 30 km ci portano a Bagno Vignoni, piccolo borgo famoso per le acque termali, conosciute sin dall’epoca romana. L’attrazione principale è una vasca di acqua sulfurea calda, a 49° C, che si trova nella piazza centrale. Lunga 49 metri ed ampia 29, è costruita esattamente sopra la fonte di acqua termale, incorniciata dal rinascimentale Portico di Santa Caterina.

Bagno Vignoni
foto di Martina

Solo 6 km e si raggiunge San Quirico d’Orcia, una suggestiva cittadina medievale fortificata che, un tempo, era una delle soste dei pellegrini che affrontavano la via Francigena tra Canterbury e Roma.

Oggi, passeggiando per le sue silenziose strade, si rimane colpiti dall’elegante Collegiata, in stile romanico, e dagli Horti Leononi, splendidi giardini all’italiana creati intorno al 1580.

TIP: se hai voglia di un buon pranzo, ti consiglio la Trattoria Toscana Al Vecchio Forno, in pieno centro. Qui la cucina abbina la tradizione dei migliori prodotti del territorio e la riscoperta dei sapori di un tempo.

Boschetto di cipressi di San Quirico d'Orcia
foto di Martina

Una piccola deviazione di qualche chilometro fuori San Quirico è d’obbligo per poter vedere il famosissimo boschetto di cipressi su una collinetta che domina un tratto della via Cassia, simbolo dell’intera Val d’Orcia.

TIP: Ma perché proprio i cipressi? La loro presenza in Toscana risale a molti secoli prima di Cristo, quando furono importati dall’Asia. Il cipresso è stata una pianta molto ritratta da pittori e artisti, diventata elemento caratteristico delle strade, dei confini di proprietà, dei poderi e delle colline dell’intera zona.

Cappella della Madonna di Vitaleta
foto di Martina

Il percorso in auto per arrivare a Pienza (10 km), ultima tappa di questo intenso tour, è uno dei più belli, con magnifiche vedute su verdi campi, punteggiati da fattorie in pietra e da file di slanciati cipressi.

Prima di raggiungere il borgo rinascimentale, un’altra sosta lungo la strada ci porta all’altro simbolo della Val d’Orcia: la Cappella della Madonna di Vitaleta.

Questa piccola cappella, incorniciata tra due filari di cipressi, per quanto piccola e sperduta tra i campi della Val d’Orcia, è diventata la protagonista di uno dei paesaggi più conosciuti al mondo! 

TIP: alla cappelletta si arriva con una camminata di circa un quarto d’ora perché bisogna lasciare la macchina lungo la strada sterrata.

Eccoci a Pienza, una delle località più famose della Val d’Orcia perché il suo centro storico è rimasto quasi immutato dal Quattrocento, quando papa Pio II lo fece costruire. Pio II, infatti, volle lasciare una traccia indelebile nella storia realizzando la “città perfetta”, tanto cara agli umanisti. Come architetto incaricò Bernardo Gambarelli, detto il Rossellino, che trasformò Pienza nella città ideale, magnifica opera giunta fino a noi.

Centro storico di Pienza
foto di Martina

TIP: Puoi lasciare la macchina in uno dei tanti parcheggi (a pagamento) che si incontrano poco fuori il centro storico.

Suo cuore pulsante è piazza Pio II, dove sorge l’imponente Duomo fiancheggiato da due palazzi rinascimentali: Palazzo Piccolomini, antica residenza papale, e il Palazzo Vescovile, sede del Museo Diocesano.

Da non perdere il giro esterno delle mura: ti regalerà dei panorami indimenticabili!

Che ne dici, ti è piaciuto questo tour? Fammi sapere nei commenti se ti è stato utile!

 

ARTE CONTEMPORANEA A ROMA: QUAYOLA A PALAZZO CIPOLLA

Palazzo Cipolla ospita a Roma la prima mostra monografica di Davide Quayola, artista romano tra gli esponenti più importanti della media-art a livello internazionale, promossa dalla Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale, e curata da Jérôme Neutres e Valentino Catricalà.

Quella di Quayola è un’arte computazionale, animata da un continuo confronto tra l’educazione classica e i mezzi di espressione visiva più all’avanguardia.

Le opere di Quayola sono già state esposte in importanti musei internazionali: dal V&A Museum di Londra al HOW Art Museum di Shanghai, suscitando un grande apprezzamento nel pubblico.

Quayola Iconographies #81: Adoration after Botticelli
foto di Martina

La mostra abbraccia quasi tutta la produzione dell’artista, con opere realizzate tra il 2007 e il 2021 che permettono di entrare in contatto con il suo linguaggio artistico/comunicativo del tutto visionario, basato su una ri-masterizzazione della storia dell’arte.

Il percorso espositivo si articola in tre aree tematiche: iconografia classica, sculture non finite e tradizione della pittura di paesaggio.

Usando sistemi robotici di intelligenza artificiale e stringhe di codice generativo, Quayola fa sì che la ricerca di un nuovo codice artistico diventi la base dell’opera d’arte stessa, il pennello con cui realizzarla. È significativo che, in questa continua scomposizione e ricomposizione materica, rimanga come punto fermo il dialogo costante con i grandi maestri dell’arte classica, quali Raffaello, Botticelli, Rubens e Bernini, di cui ama i bozzetti e i disegni preparatori perché ciò che è incompiuto consente all’artista di concentrarsi sul processo.

Video installazione del soffitto delle chiesa del Gesù
foto di Martina

Ecco che il soffitto della chiesa del Gesù si anima attraverso una sorprendente video installazione, diventando una complessa composizione digitale; le sculture in polvere di marmo e resina, ispirate alla tecnica michelangiolesca del non-finito, sono scolpite con mezzi robotici; la pittura di paesaggio, infine, porta a scoprire nuove connessioni tra il mondo naturale e quello digitale.

TIP: fino al 30 gennaio 2022 a Palazzo Cipolla; costo del biglietto 6€.

Distogliendo la mente dalla classica e standardizzata idea di rappresentazione, il visitatore può esplorare l’ineffabile mistero del fare arte da una prospettiva del tutto insolita: io ne sono rimasta veramente affascinata!

ALLA SCOPERTA DELLA STREET ART DI VENEZIA

Da qualche anno a questa parte, le città di tutto il mondo si stanno colorando con opere di street art che riqualificano non solo le periferie, ma abbelliscono anche i centri storici.

Sono in molti ad apprezzare questa nuova forma d’arte, compresa la sottoscritta!

Oggi ti porto alla scoperta della street art di Venezia, all’insegna di due grandi nomi: Bansky e Blub.

Bansky è (e non esagero!) lo street artist più famoso del mondo

Nato a Bristol, la sua identità è avvolta nel mistero; le sue opere coniugano temi importanti della vita quotidiana, come la politica, la religione e l’etica, e si trovano, ormai, in tutte le più grandi città del mondo.

Il Naufrago bambino di Bansky
foto di Martina

A Venezia, in prossimità di Campo Santa Margherita, su di un canale si affaccia il “Naufrago Bambino”, un fanciullo sferzato dal vento che regge un razzo segnaletico mentre cerca di indicarci qualcosa, immerso con i piedi nell’acqua. L’opera, realizzata in occasione della Biennale 2019, chiama in causa le tematiche più varie, dalla crisi geopolitica alla questione dei migranti, in perfetto stile banskyano. 

TIP: come riferimento, prendi la Farmacia Santa Margherita, sali sul ponte che parte dal campiello e dalla sommità vedrai il bambino-migrante perfettamente; puoi inserire sul navigatore “Bansky street art” e lo troverai subito!

Veniamo ora a Blub, street artist fiorentino che al motto di “l’arte sa nuotare”, fa immergere sott’acqua, con maschera e boccaglio, tante icone storiche attive nei diversi campi artistici. 

Un'opera di Blub in giro per Venezia
foto di Martina

Il progetto, nato per caso in Spagna, si è espanso in tutta Europa: la maggior parte delle opere è realizzata su sportelli del gas e dell’elettricità. 

Ma qual è il messaggio? Saper resistere, riuscire ad adattarsi alle circostanze; mai come in questo periodo storico, infatti, bisogna imparare a “nuotare”, ad immergersi per poter guardare il mondo da un’altra prospettiva!

Venezia è disseminata di opere di Blub a buon titolo, visto il suo legame con l’acqua!

L'opera di Blub alla Libreria Acqua Alta
foto di Martina


Una si trova all’ingresso della Libreria Acqua Alta, la più bella e particolare libreria al mondo (qui te ne parlo), un’altra si trova nel vicino Campo SS Giovanni e Paolo e ben tre si trovano lungo Fondamenta della Misericordia.

Ma non finisce qui!

L’artista ha colorato anche la Giudecca e l’isola di Burano con i suoi stencil. 

Blub a Burano
foto di Martina


Vuoi che ti sveli a quali personaggi ha messo la maschera? Te ne dirò solo alcuni: la Ragazza con l’orecchino di perla, la Dama con l’ermellino, il Putto con il mandolino. Ora sta a te scoprire gli altri!

Street art tra le calli
foto di Martina

Concludo dandoti un consiglio: girando per le calli, dai sempre un’occhiata ai muri, troverai tante opere carine che ti faranno sorridere e riflettere!