A VILLA BORGHESE TORNA BACK TO NATURE

Dopo il successo dello scorso autunno, Villa Borghese, uno degli spazi verdi più amati della città, torna ad animarsi di installazioni d’arte contemporanea nell’ambito della seconda edizione di Back to Nature.

Gli spazi di piazza di Siena e del Parco dei Daini ospitano opere che dialogano a doppio filo con la natura e con i fruitori del parco, rendendolo un vero e proprio palcoscenico. 

TIP: il progetto, curato dallo storico dell’arte Costantino D’Orazio, rimarrà fruibile per romani e turisti fino al 25/07.

Iniziamo la nostra passeggiata dalla scenografica piazza di Siena.

Il Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto
foto di Martina

L’inedita versione del Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto (pittore e scultore italiano, indiscusso protagonista della corrente dell’arte povera), è un’opera che parla della connessione equilibrata tra l’artificio e la natura, grazie alla disposizione, molto d’impatto, di 100 panchine; formeranno il simbolo dell’infinito con un terzo cerchio al centro: la metafora rimanda ad una nuova dimensione sociale che incrocia bene pubblico e comunità, natura e artificio. La grande novità è il materiale con cui queste panchine sono realizzate: plastica 100% riciclata per un progetto ecologico e sostenibile. Al termine della mostra, saranno donate all’Amministrazione Capitolina che provvederà al loro posizionamento definitivo in 100 luoghi della città, caratterizzati dall’essere fulcro di socialità e di cittadinanza attiva.

Passeggiando per i viali alberati (e ombreggiati, visto il caldo inclemente!) si arriva al Parco dei Daini, dove si trova la maggior parte delle opere site-specific, realizzate per l’occasione da artisti di fama internazionale.

Ti colpirà subito “Staccando l’ombra da terra #1”, l’installazione di Marzia Migliora nata da una stretta corrispondenza con un gruppo di detenute del carcere di Rebibbia. Al primo colpo d’occhio, le sbarre da cui è composta evocano quelle di una prigione, ma osservandola con maggiore attenzione, noterai che sono canne di organo. Sedendosi sull’altalena (lo puoi fare!), il moto oscillatorio le azionerà, dando vita al messaggio sotteso che il volo cela: la libertà.

Assembly 2021
foto di Martina

Addentrandoti nel parco, i vividi colori di Yarn Bombing cattureranno la tua attenzione (ti ho già parlato di quest’opera qui), ma non potrai fare a meno di notare “Assembly, 2021”, l’opera di Marinella Senatore che fa da quinta al viale principale. Una luminaria composta da due rosoni barocchi rivestiti di foglie dorate, accende una scritta contenente la citazione di Samuel Beckett “Dance first, think later”. Il coinvolgimento del pubblico è assicurato dalla pedana inclusa nell’installazione: un invito liberatorio che ricorda l’allegria delle feste di piazza!

Window & Ladder
foto di Martina

L’architettura è la protagonista di Window & Ladder, l’opera dell’artista argentino Leandro Erlich. La realtà dello spettatore è ribaltata da un nuovo immaginario: una scala sospesa in aria approda ad una finestra protesa verso il cielo. Erlich si è ispirato ad una finestra di Roma, precisamente di piazza della Rotonda, per creare un diaframma immaginario tra interno ed esterno, tra realtà e immaginazione. Vista da un punto in particolare, la finestra inquadra perfettamente la statua di Cerere, protagonista della Prospettiva del Teatro, in un fortunato dialogo tra antico e moderno.

Eroi 2006
foto di Martina

A conclusione di questa passeggiata tra arte contemporanea e natura, Eroi 2006 di Antonio Gallo accosta i fragili ma caparbi eroi del nostro tempo con alte e sinuose sedie: le loro gambe sembrano nascere dal terreno come esili e sinuosi tronchi che, tuttavia, non sono in grado di sostenere alcun peso.

Ti va di continuare la passeggiata per Villa Borghese? Qui trovi qualche altro spunto!

LA COSTIERA AMALFITANA, IL PARADISO CAMPANO

Paradiso, ecco il termine giusto per definire la splendida Costiera Amalfitana, dichiarata patrimonio dell’UNESCO per lo straordinario valore paesaggistico e culturale.

L’alta costa precipita a picco sul mare, creando paesaggi spettacolari fatti di pareti scoscese dalla lussureggiante vegetazione e di borghi pittoreschi.

Erano molti anni che non andavo in Costiera e, nell’estate 2020, quella della riscoperta della bellezza dell’Italia, ho voluto guardare nuovamente questi paesaggi mozzafiato.

La mia base di partenza è stata la città di Salerno, ottima scelta visti i molteplici collegamenti via mare (traghetti della TraVelMar) e via terra (autobus della SITA Sud) con i borghi della Costiera Amalfitana e vista la vicinanza con Vietri sul Mare (10 km), la capitale della ceramica campana che segna la fine della strada costiera.

TIP: leggete qui per fare un giro a Salerno, città ricca di attrattive e dal suggestivo centro storico.

Vietri è proprio il primo borgo di cui vi voglio parlare. 

La Costiera Amalfitana
foto di Martina

Per raggiungerlo, ho preso la linea della SITA che collega Salerno con le principali località della costiera (costo del biglietto 1.2€). In un quarto d’ora sono affacciata sul belvedere e con uno sguardo abbraccio il borghetto di pescatori e ceramisti, su cui spicca la cupola di maioliche gialle e verdi della chiesa di San Giovanni Battista. 

Il bello è camminare per i vicoli, osservando il bucato steso alle finestre o le donne che lavorano a maglia sull’uscio di casa. Passeggiando, non potrete non notare le splendide ceramiche che decorano tutte le case di Vietri: non a caso è rinomato proprio per questa produzione che, risalente addirittura all’epoca romana, tra il XVI e il XVII secolo venne avviata su scala “industriale” grazie all’uso di fornaci a tre piani. Lo stile è caratterizzato da pennellate vivide e da colori intensi che tanto colpirono la corte napoletana da diventare la principale committente. Ancora oggi, il centro storico è punteggiato da negozietti dove è possibile acquistare ogni tipo di oggetto in ceramica: le piastrelle ornamentali sono una più bella dell’altra!

I vicoli di Vietri
foto di Martina

Dopo gli acquisti, un bel piatto di paccheri ai frutti di mare comodamente seduti in uno dei tanti ristorantini di cucina tipica campana è quello che ci vuole prima di far rientro!

TIP: Vietri ha la spiaggia di sabbia più bella di tutta la Costiera, un tuffo è d’obbligo!

Il secondo borgo che ho visitato è Amalfi, una delle quattro Repubbliche Marinare, il cui antico fasto si respira ancora per i suoi vicoli.

Questa volta, ho raggiunto la località tramite l’aliscafo (6.6€ a tratta), godendo della splendida vista di un tratto di costiera via mare. Ad accogliermi ci sono la piccola spiaggia e le piazzette assolate. Del suo glorioso passato si sono conservati, purtroppo, pochi edifici storici; Amalfi è stata, infatti, devastata da un tragico terremoto nel 1343 che fece scivolare in mare gran parte della città antica. Il grandioso Duomo in stile bizantino, fortunatamente, si è salvato ed è l’emblema del borgo e della supremazia marittima che Amalfi esercitò nell’XI secolo.

Il Duomo di Amalfi
foto di Martina

Il grande impatto visivo è dato dalla scalinata di 62 gradini che porta al suo ingresso. Venne costruito per custodire le reliquie di Sant’Andrea apostolo, trasportato ne 1208 da Costantinopoli. L’esterno è in stile arabo-normanno siciliano, in particolare nella muratura a due colori, nei mosaici e nel campanile del XIII secolo. La facciata, tuttavia, venne ricostruita più volte, l’ultima nel XIX secolo.

TIP: il colossale portale bronzeo, uno dei primi del genere in Italia, venne commissionato da un nobile locale; realizzato in Siria, venne spedito via mare ad Amalfi.

Il Chiostro del Paradiso
foto di Martina

Alla sinistra del porticato del Duomo si apre il magnifico Chiostro del Paradiso (ingresso 3€). In stile moresco, la sua costruzione risale al 1266 e doveva ospitare le spoglie dei cittadini più illustri di Amalfi. 120 colonne marmoree sostengono una serie di alti ed esili archi arabeggianti, disposti attorno ad un giardino centrale. Da qui si accede alla Basilica del Crocefisso e alla sottostante cripta che custodisce le spoglie di Sant’Andrea Apostolo.

Dopo aver mangiato un delizioso panino napoletano e un gustoso trancio di pizza margherita in una friggitoria sul corso, mi aspetta la visita alla Grotta dello Smeraldo.

TIP: la grotta si trova a circa 4 km da Amalfi; il Gruppo Battellieri Costa d’Amalfi organizza numerose visite giornaliere (costo 10€ comprensivo di ingresso e passaggio in barca).

L'acqua della Grotta dello Smeraldo
foto di Martina

Il nome è dato dal magnifico color smeraldo della sua acqua. Dal soffitto pendono imponenti stalattiti, mentre dal fondale emergono stalagmiti alte fino a 10 metri. La grotta è famosa per il presepe sommerso, allestito nel 1965 a 4 metri di profondità, le cui statuine sono state realizzate dai mastri ceramisti vietresi.

TIP: ogni anno, il 24 Dicembre e il 6 Gennaio, subacquei provenienti da tutta Italia rendono omaggio al presepe con un “pellegrinaggio” in apnea e senza muta!

Una volta rientrata ad Amalfi, ho raggiunto con una passeggiata di un quarto d’ora, il comune più piccolo d’Italia, Atrani. Situato esattamente dietro il capo di Amalfi, il pittoresco dedalo di vicoli, la piazzetta molto animata e la piccola spiaggia, vi faranno innamorare di questa località che non ha nulla da invidiare all’ex Repubblica Marinara. Il suo fascino deriva  dall’assenza di traffico: la strada costiera passa, infatti, su un ponte di pietra al di sopra del paese.

Il borgo di Atrani
foto di Martina

Per gli amanti del trekking, nei dintorni di Amalfi si snodano alcuni sentieri escursionistici, tra cui quello che si addentra nell’area boschiva della Valle delle Ferriere.

TIP: in passato questa valle, ombrosa e caratterizzato da specie vegetali subtropicali, un tempo ospitava una ferriera e diverse cartiere. Sono due i sentieri, denominati alto e basso, per mezzo dei quali ci si inoltra nella riserva naturale.

Saluto questo breve ma intenso giro della Costiera Amalfitana sorseggiando un bicchierino di limoncello, prodotto con i succosissimi limoni IGP Costa d’Amalfi, e addentando la delizia al limone, una cupoletta di pan di spagna farcita con crema al limone e ricoperta di glassa (sempre al limone) e panna montata!

 

L’ORTO BOTANICO DI ROMA


Nel cuore di Trastevere, uno dei quartieri più frenetici e caratteristici di Roma, si apre un’oasi di tranquillità e pace sconosciuta ai più: l’Orto Botanico.

Ci troviamo fra via della Lungara e il colle del Gianicolo, in un’area di 12 ettari che, ai tempi dell’antica Roma, era denominata Horti Getae. Oggi fa parte del sistema dei Musei della Sapienza Università di Roma.

Se avete bisogno di immergervi in una natura rigogliosa e volete scovare qualche curiosità, questo è il posto che fa per voi: passeggiate tra le oltre 3000 specie vegetali qui presenti e date un’occhiata ai reperti archeologici e alle fontane monumentali disseminate lungo i viali.

#UN PÓ DI STORIA: l’orto botanico venne inizialmente istituito da papa Niccolò III nella seconda metà del XIII secolo all’interno dei Giardini Vaticani. Nel 1660 papa Alessandro VII volle che l’Università avesse un suo orto botanico, posto sul Gianicolo; nel 1820 venne spostato nel giardino di Palazzo Salviati alla Lungara. Dopo l’Unità d’Italia, nel 1873, venne nuovamente spostato nel giardino dell’ex convento di San Lorenzo, a via Panisperna, per poi trovare la sua sede definitiva nei giardini di Palazzo Corsini nel 1883, quando passò nelle mani dello Stato Italiano.


Il Roseto
Foto di Martina
TIP: biglietto di ingresso intero 8€, ridotto 4€ (6-11 anni, 65+ anni, soci FAI), gratis (0-5 anni, diversamente abili, dipendenti e studenti della Sapienza Università di Roma).

345 alberi monumentali ultrasecolari di 130 specie diverse vi offriranno riparo dalla calura estiva; il bosco di bambù, una tra le collezioni più ampie d’Europa, vi affascinerà con i suoi giochi di luci e d’ombre; i colori del roseto, con le sue 250 varietà di rose, colpiranno il vostro sguardo. Seguite il rumore dell’acqua per scoprire le fontane storiche: la Fontana dei Tritoni, realizzata nel 1742, con al centro un gruppo in travertino raffigurante due tritoni che sorreggono un canestro di fiori e frutta; le cosiddette Quattro Fontane, distribuite in asse lungo la parte piana dell’orto; la Scalinata delle Undici Fontane, iniziata su progetto dell’architetto Fuga nel 1742, composta da una scalinata con cinque vasche digradanti dalle quali sgorgano undici getti d’acqua.


La Fontana degli Undici Zampilli
Foto di Martina
Perdendosi tra i profumi e le fioriture, si incontrano molte serre che preservano ricche collezioni. La Serra Francese, chiamata così perché costruita tra il 1883 e il 1884 dalla ditta Mathian di Lione, ha una struttura di centine in ferro curvato, decori in ferro battuto e vetri sovrapposti, e racchiude centinaia di succulente; la Serra Tropicale ospita oltre 200 specie di ambienti tropicali e subtropicali, organizzate in aree, ciascuna delle quali dedicata ad una particolare tematica; la Serra Corsini, del XIX secolo, è la prima serra calda realizzata nel giardino di Palazzo Corsini; infine, la Serra Monumentale, costruita nel 1877 sempre dalla ditta Mathian, ospita una cospicua collezione di piante carnivore.

Il fiore all’occhiello dell’orto botanico è il Giardino Giapponese, realizzato secondo il modello del Kayushiki Teien, il Giardino da Passeggio, con giochi d’acqua, piccole cascate e due laghetti. Ad Aprile l’hanami, la fioritura dei ciliegi, è uno spettacolo da non perdere per vivere questa magia senza dover prendere un aereo!


Il Giardino Giapponese
Foto di Martina
TIP: il termine hanami in giapponese descrive l'usanza di godere e gioire della fioritura primaverile.


L’Orto Botanico è aperto tutti i giorni dell’anno, quindi non avete scuse: dovete assolutamente trovare un ritaglio di tempo per andare a scoprire questo angolo di Roma!

SALERNO, LA PORTA D’ACCESSO ALLE MERAVIGLIE DEL CILENTO E DELLA COSTIERA

Tutto ciò che c’è da sapere e da vedere

 

Salerno subisce la concorrenza della vivace Napoli e delle località glamour della Costiera Amalfitana ma cela un centro storico caratteristico e ricco di bellezze, dove chiese medievali si affiancano a trattorie e dove gli stretti vicoli sono animati dal calore e dall’allegria tipici del Sud Italia.

E' il punto di partenza perfetto per esplorare i magnifici dintorni, dal vicino parco archeologico di Paestum, alla magnifica Certosa di Padula, dai borghi della Costiera Amalfitana, al Parco Nazionale del Cilento: insomma, non mi annoierò sicuramente!

Ho raggiunto Salerno in treno: da Roma, le possibilità sono diverse, dal più costoso Freccia Rossa, al Freccia Argento, opzione che ho preferito visto il prezzo nettamente inferiore! 

Per quanto riguarda l’albergo, ho faticato un po’ a cercare una struttura che mi convincesse ma, alla fine, Booking non mi ha deluso: Suite Palazzo Luciani è un B&B in un palazzo d’epoca, a due passi dal centro storico e dal famosissimo Lungomare Trieste. Le stanze sono enormi e confortevoli e la colazione, nonostante l’emergenza Covid, molto ricca; ma il valore aggiunto della struttura è la gentilezza e disponibilità del personale!

 

Ma ora, veniamo a noi: andiamo alla scoperta della città!

Sebbene Salerno sia molto estesa, si visita comodamente a piedi, visto che le principali attrattive (fatta eccezione per il Castello di Arechi) sono racchiuse nel centro storico e nelle zone adiacenti.

Partiamo da via Mercanti, una delle più antiche della città; risalente al Medioevo, oggi come allora è il cuore commerciale di Salerno, legata alle stoffe e ai vestiti come ci ricorda il suo antico nome, “Drapparia”.

TIP: i “drappi” erano i tessuti commerciati dal principato longobardo di Salerno.

Cortile del Duomo di Salerno
foto di Martina


La via è lunga più o meno un chilometro, dall’Arco di Arechi, appartenuto all’omonima Reggia Longobarda, a piazza Portanova, dove inizia la Salerno moderna. Lungo di essa, nel mese di novembre e dicembre , si susseguono decine di installazioni luminose che danno vita alla rinomata manifestazione Luci d’Artista. Sono molti i palazzi storici che vi si affacciano, a partire da Palazzo Pinto, sede della Pinacoteca Provinciale (ingresso gratuito), e Palazzo Carrara, così come le chiese, tra le più significative. Una facciata maiolicata di blu e rosso colpirà la vostra attenzione, così come è successo a me: è il Museo Virtuale della Scuola Medica Salernitana. Il piccolo museo si serve della tecnologia tridimensionale e interattiva per divulgare i principi e gli insegnamenti della gloriosa scuola medica salernitana. Fondata intorno al IX secolo, essa divenne il principale centro del sapere medico dell’Europa medievale, raggiungendo il suo apice nell’XI secolo (biglietto d’ingresso 3€).

Circa a metà della lunga via Mercanti, incrocerete l’altrettanto antica Via Duomo che conduce alla maestosa Cattedrale cittadina. Considerata una delle più belle chiese medievali di tutt’Italia, venne costruita dai Normanni nell’XI secolo e rimaneggiata nel XVIII secolo; è dedicata a San Matteo Evangelista, patrono cittadino, le cui spoglie sarebbero state trasportate a Salerno nel 954 e sepolte nella magnifica cripta al di sotto dell’altare maggiore. La Porta dei Leoni è il pregevole portale d’ingresso risalente al XII secolo che da accesso ad un atrio porticato dove si ammira l’alto campanile, anch’esso del XII secolo. L’accesso alla chiesa avviene tramite imponenti porte bronzee realizzate a Costantinopoli nell’XI secolo. Dell’originaria struttura rimangono pochi elementi: il pavimento del coro, parti del transetto e i due pulpiti rialzati di fronte agli stalli del coro. I mosaici policromi duecenteschi che la decorano sono straordinari e ricordano quelli paleocristiani di Ravenna; degna di nota è la Cappella delle Crociate, decorata con affreschi e mosaici di una bellezza disarmante. Il nome della cappella deriva dal fatto che al suo interno venivano benedette le armi dei crociati.

Il Giardino della Minerva
foto di Martina


Addentrandoci lungo i vicoli in salita del centro storico, si raggiunge l’edenico Giardino della Minerva, un luogo magico della città. Situato in una zona che nel Medioevo era chiamata “plaium montis”, il viridario era proprietà della famiglia Silvatico sin dal XII secolo. Fu nei primi anni del XIV secolo che il maestro Matteo Silvatico vi istituì un giardino dei semplici, antesignano di tutti gli orti botanici europei. La Scuola Medica Salernitana usava questo hortus per insegnare agli allievi l’uso delle erbe officinali. Immerso nella pace, è composto da diversi livelli che si raggiungono tramite pergolati ombreggiati, i quali offrono un’incredibile vista sul Golfo di Salerno. Se volete godervi in santa pace questo magnifico panorama, accomodatevi in uno dei tavoli della tisaneria e sorseggiate un buon infuso! (costo del biglietto 3€)

 

Alla Scuola Salernitana è legato un altro luogo della città, l’Acquedotto Medievale, o meglio, i suoi resti. Proprio sotto le sue arcate, intorno all’anno 1000, in una notte di tempesta, si dice che vi si ritrovarono casualmente i quattro fondatori, l’arabo Adela, il greco Ponto, l’ebreo Elino e il latino Salerno.

Le scale di via Velia
foto di Martina



Le vicine scale di via Velia, rendono omaggio tramite la street art, ad un illustre cittadino salernitano, Alfonso Gatto. Girotondo e altre rime tratte dall’antologia dell’anima del poeta colorano questo angolo della città grazie all’estro della famosa street artist romana Alice Pasquini.

Continuando a passeggiare per il centro, sono tante le strade caratteristiche che risalgono all’impianto medievale cittadino (via Botteghelle, via dei Barbuti, vicolo della Neve) e che conducono ad alcuni famosi monumenti, come la Fontana dei Pesci a Sedile del Campo, attribuita al Vanvitelli, e il Complesso di San Pietro a Corte. Quest’ultimo ha avuto, nel corso dei secoli, diverse destinazioni d’uso: nato come complesso termale in epoca romana, divenne chiesetta e cimitero nei primi secoli dell’era cristiana, poi Cappella Privata del principe Arechi II e, infine, nel Medioevo, parlamento e luogo di conferimento delle lauree della Scuola Salernitana (ingresso gratuito).

 

Fontana dei Pesci
foto di Martina


Camminando per Salerno, vi accorgerete subito di come la città abbia una certa attenzione alla street art. Esiste un intero quartiere, il Rione Fornelle, che nel 2015 è stato oggetto di un’importante riqualificazione artistica, promossa dalla Fondazione Alfonso Gatto. Numerosi artisti sono intervenuti dando vita, attraverso i loro murales, ad un vero e proprio museo a cielo aperto.

TIP: il rione ha origini medievali e nacque come primo insediamento di abitanti provenienti dalla Costiera Amalfitana; fulcro del quartiere, completamente trasformato dall’alluvione del 1954, è piazza Matteo d’Aiello con la sua Fontana delle Fornelle (XVII secolo).

 

Fontana delle Fornelle
foto di Martina


Ogni volta che alzerete lo sguardo, in qualsiasi parte della città vi troviate, noterete l’imponente mole del Castello di Arechi, il monumento simbolo di Salerno, situato a 263 metri d’altezza. Venne eretto nell’VIII secolo sulle fondamenta di una precedente fortezza bizantina dal duca longobardo di Benevento Arechi II; l’austero maniero venne modificato, in seguito, dai Normanni e dagli Aragonesi, per poi essere abbandonato nel XIX secolo. Oggi ospita un piccolo museo che illustra la storia di Salerno e dei suoi antichi mestieri.

TIP: il castello si raggiunge con l’autobus 19 che parte da piazza XXIV Maggio; merita una visita per la splendida vista che regala sull’intero golfo cittadino! Biglietto d’ingresso 4€.

 

Il Castello di Arechi
foto di Martina


Non mi rimane che parlarvi del Lungomare Trieste, considerato negli anni ‘50 il più bello d’Italia. Il viale è lungo circa due chilometri ed è formato da tre viali che corrono paralleli al centro storico, alberati con palme, pini e tamerici. Alla fine del lungomare si trovano la Villa Comunale, luogo di ritrovo per eccellenza dei cittadini, e la Spiaggia di Santa Teresa, la spiaggia dei salernitani.

 

Scialatielli ai frutti di mare, ristorante Mamma Rosa
foto di Martina


Una città non è fatta solo di monumenti ma anche di locali dove poter gustare la genuina cucina tipica. Ecco qualche indirizzo:

Il ristorante Cicirinella, nascosto dietro il Duomo, unisce un ambiente intimo ed accogliente ad una cucina tradizionale, presentata con estrema cura dei dettagli. Pochi piatti, tutti deliziosi, vi faranno innamorare (se già non lo foste!) della cucina campana: imperdibili la zuppa di cozze e la pasta con ceci e vongole! (Prezzo a persona 25€)

La Trattoria Mamma Rosa, a conduzione familiare, è il locale perfetto se cercate piatti a base di pesce che rispettino la tradizione campana; il menú cambia molto spesso, in base all’ispirazione mattutina della cuoca che è proprio l’energica sig.ra Rosa. Un consiglio: prenotate con largo anticipo, i tavoli sono sempre pieni! (Prezzo a persona 25€)

Se si mette piede in Campania non si può non mangiare la pizza.

 

La pizza di Granammare
foto di Martina


Salerno Centro Pizza Gourmet, lungo la centralissima via Roma, la prepara seguendo le antiche ricette. Ai sapori classici campani viene aggiunto un tocco di originalità, usando sempre prodotti stagionali a km 0.

(Prezzo 18€)

Granammare, a due passi dal forte La Carnale, in via Lungomare Tafuri, affianca alla bontà della pizza, dai gusti sia classici  che rivisitati, quella dei fritti d’autore, tutti espressi e tipici della tradizione campana: la montanara è eccezionale!

(Prezzo 20€)

 

Come vi ho accennato all’inizio, Salerno è il punto di partenza perfetto per andare alla scoperta dei bellissimi dintorni. Il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni è una delle mete meno rinomate della regione, contraltare alle più famose spiagge della Costiera; è uno straordinario insieme di boschi, prati e spettacolari montagne, fiumi e cascate; è punteggiato da 80 tra cittadine e borghi posti sulla sommità delle colline, rendendolo il secondo parco nazionale più grande d’Italia. Ai suoi confini si trovano i magnifici templi di Paestum e la Certosa di San Lorenzo a Padula, che nel 1998 hanno fatto assegnare al parco lo status di Patrimonio dell’Umanità.

La Certosa di Padula
foto di Martina


Desideravo visitare la Certosa da tempo e, per questo, ho deciso di affittare la macchina in uno dei tanti noleggi nella zona della stazione, visti gli scarsi collegamenti tra Salerno e Padula. 

Dopo circa un’ora di tragitto, si raggiunge uno dei più grandi monasteri dell’Europa meridionale. La Certosa di San Lorenzo venne costruita nel 1306 e occupa una superficie di 250.000 mq, con 320 tra camere e saloni, 13 cortili, 52 scale e 41 fontane. Il suo aspetto attuale, marcatamente barocco, è dovuto ai rifacimenti che subì tra il 1583 e il 1779. Viste le dimensioni spropositate, vi consiglio di non perdervi lo splendido cortile centrale, la biblioteca rivestita di pannelli lignei, le cappelle affrescate, l’imponente doppia scala e la cucina. Proprio qui si narra che, nel 1534, sia stata preparata una mitica frittata di 1000 uova per l’esercito dell’imperatore Carlo V d’Asburgo. Cercate di non smarrirvi negli oltre 2500 metri di corridoi, gallerie e passaggi! (biglietto d’ingresso 6€)

La Certosa si trova ai piedi della cittadina di Padula che vale una visita perché luogo natale di Joe Petrosino. Sapete chi è? È il famoso poliziotto italo-americano che dedicò la sua vita alla lotta alla mafia. Nato a Padula nel 1860, nel 1873 emigrò con tutta la famiglia a New York. Per investigare sui legami tra mafia americana e siciliana, Petrosino si recò a Palermo nel 1909, dove venne brutalmente assassinato. La sua casa natale è diventata un museo, l’unico dedicato ad un rappresentante delle forze dell’ordine, volto a sensibilizzare sulla storia dell’immigrazione e ad attualizzare il lavoro di Petrosino, che intuì per primo la gravità e pericolosità del fenomeno mafioso. (biglietto d’ingresso 4€)

Potrei mai lasciare Padula senza pranzare? Non sia mai! Dopo i chilometri macinati tra i corridoi della Certosa e lungo i sali scendi del borgo, la Trattoria degli Ulivi è il posto giusto dove rifocillarsi. Il ristorante è rimasto legato agli anni Settanta negli arredi, ma i piatti espressi del giorno sono gustosi, le porzioni abbondanti e i prezzi eccezionali (menú completo 13€).

Il borgo di Teggiano
foto di Martina


Prima di far rientro a Salerno, ho fatto due deviazioni, una culturale ed una mangereccia.

Partiamo dalla prima, il borgo di Teggiano, a 15 km da Padula. Questo è sicuramente il più affascinante tra gli 80 paesini all’interno del Vallo di Diano, con la sua spirale di vicoli. Abbarbicato su un dolce pendio, affonda le sue radici nel periodo normanno e medievale, come si nota dalle sue chiese (ce ne sono ben sei!), dal Castello Sanseverino (di proprietà privata) e dalle sue viuzze acciottolate.

La Zizzona del caseificio La Fattoria

La seconda deviazione è all’insegna dei prodotti a km 0. Se vi dico Battipaglia, a cosa pensate immediatamente? Alla mozzarella, è scontato! Ma il Caseificio la Fattoria ha creato un prodotto unico: la Zizzona, una mozzarella 100% latte di bufala dalla strana forma, che ricorda un seno femminile. Le sue dimensioni vanno da 1 a 10 kg ed esaltano il gusto e la consistenza della mozzarella. Il caseificio ha allestito tavoli all’aperto per poter gustare tutti i suoi prodotti: ho fatto merenda con una zizzona da 1 kg ripiena di parmigiana di melanzane, una goduria! C’è anche lo shop dove poter acquistare la zizzona del peso che preferite ed è attivo il servizio di spedizione in tutt’Italia.

Ma quant’è bello il nostro paese? Appena giriamo lo sguardo, si scoprono meraviglie storiche e culinarie!

 

Vi è piaciuto questo piccolo tour della Campania?

Prossima tappa è la stilosa Costiera Amalfitana!

Se adorate la Campania, consultate gli articoli già usciti su Napoli, Pompei ed Ercolano, Cuma, Baia e Pozzuoli e Caserta.

 

MONTELEONE SABINO

La tranquillità nel cuore della Sabina

La zona della Sabina, a nord est di Roma, racchiude un paesaggio boschivo ricco di viti ed ulivi, puntellato da castelli risalenti al periodo altomedievale, disposti sulla cima di dolci colline. Lungo la via Salaria, la strada che collega la Capitale alla Sabina, si incontrano caratteristici borghi, come Castel di Tora e Rocca Sinibalda e luoghi di raccoglimento spirituale, come l’Abbazia di Farfa.

Oggi vi voglio parlare di un altro bel borgo medievale della zona, Monteleone Sabino, adagiato sulle propaggini meridionali dei Monti Sabini, in un territorio attraversato dal fiume Farfa.

TIP: da Roma si raggiunge in circa un’ora di viaggio (62 km).

Le sue origini vanno indietro nei secoli, al periodo della popolazione italica dei Sabini che qui aveva fondato la città di Trebula Mutuesca, divenuta poi municipium romano.

TIP: ancora oggi presso la Valle Pantano è possibile vedere i resti di un imponente anfiteatro romano, realizzato a partire dal I secolo a.C., quando l’intera Sabina era stata conquistata dall’avanzata delle truppe romane.

Una passeggiata nel centro storico altomedievale di Monteleone vi farà capire come la sua storia si intrecci fortemente con quella di Santa Vittoria. Il suo culto unisce idealmente Monteleone con Subiaco, Farfa e Bagnoregio, solo per citare alcuni paesi del Lazio, spingendosi fino all’Abruzzo, alle Marche e al Piemonte.

Il Santuario di Santa Vittoria
Foto di Martina
Nell’antica città di Trebula Mutuesca il 18 Dicembre del 253, Vittoria venne martirizzata: leggenda vuole che la santa liberò la zona dalle minacce di un drago facendo convertire la popolazione al cristianesimo, ma venne uccisa quando si rifiutò di adorare la dea Diana.
Il Santuario a lei dedicato nella Valle Pantano celebra la devozione che, per secoli, l’ha vista protagonista. La maestosa costruzione di epoca romanica sorge su di un’altura, circondata da un piazzale a giardino. La chiesa, consacrata nel 1171 e rimaneggiata nel XV secolo, è uno dei più pregevoli esempi di architettura romanica in tutto il Lazio. Dalla navata centrale si accede alle catacombe dove fu sepolta Santa Vittoria e sulle quali sembra sia stato realizzato un primo edificio religioso già nel IV secolo.
La cosa che più vi colpirà ad un primo sguardo sarà il candore della facciata, realizzata interamente in marmo bianco e pietra. Ad un’osservazione più attenta, non vi sfuggiranno i bellissimi girali d’acanto che decorano il portale d’ingresso.

TIP: tutta la zona del reatino e quindi anche Monteleone, è legata ad un’altra figura di grande rilevanza spirituale, San Francesco d’Assisi. La Via Francigena di San Francesco tocca i luoghi in cui ha vissuto il santo, attraverso santuari, eremi, antiche foreste e borghi medievali che ispirarono l’amore di San Francesco per la natura e per tutte le sue creature. Nel tratto che da Rieti giunge a Roma, alla basilica di San Pietro, il percorso attraversa la Sabina passando davanti al Santuario di Santa Vittoria e agli scavi di Trebula Mutuesca a Monteleone Sabino.

Per concludere in bellezza la giornata, cosa c’è di meglio di un buon pranzo immersi negli ulivi?

Agriturismo Villa Falconi
Foto di Martina
In una frazione di Monteleone, Ginestra Sabina, mi sono imbattuta casualmente nel cartello che indicava l’agriturismo Villa Falconi; mai deviazione fu più azzeccata! In un parco di oltre 2500 ulivi si trova la magnifica villa dei Conti Falconi, in stile veneto, oggi trasformata in un b&b d’eccezione; qui, inoltre, si produce uno straordinario olio biologico, dall’acidità molto bassa. L’azienda agricola vanta anche 20 ettari di bosco, dove pecore, cavalli, daini, caprioli e lepri vengono allevati in semilibertà e in modo naturale.
Assaggiare i prodotti tipici, mangiare le fregnacce alla sabinese (pasta acqua e farina tipica della zona condita con un sugo di pomodori piccantino) all’ombra di ulivi secolari è stata un’esperienza unica, provare per credere!


TIP: sulla strada del ritorno, fate una piccola deviazione per Nerola il cui borgo antico, arroccato su di uno sperone roccioso, regala caratteristici scorci tra vicoli, fontane e scalinate. Rimarrete fortemente colpiti dall’imponenza del Castello Orsini, attorno al quale ruota il centro storico. Il maniero, costruito nell’XI secolo e passato nelle mani della famiglia Orsini nel XV secolo, oggi è un albergo di lusso e una location da sogno per eventi e matrimoni.