IL MUSEO BARRACCO E LA RIAPERTURA DELLA DOMUS ROMANA

Ti ho già parlato del Museodi scultura antica Giovanni Barracco a proposito dei musei ad accesso gratuito di Roma.

Oggi te ne vorrei riparlare perché, a distanza di più di 20 anni, torna accessibile un tesoro nascosto nei suoi sotterranei: una domus romana del IV sec. d.C..

TIP: la scoperta di questa casa romana fu del tutto fortuita; avvenne nel 1899 quando si eseguirono dei lavori di parziale demolizione della Farnesina ai Baullari, l’edificio rinascimentale che dal 1948 accoglie il museo. I lavori rientravano nel piano urbanistico per la realizzazione del nuovo asse viario di Corso Vittorio Emanuele.

La domus romana nei sotterranei del Museo Barracco
foto di Martina

Per la costruzione della domus vennero impiegati molti materiali di recupero, prelevati da costruzioni in disuso, prassi largamente diffusa sin dall’epoca tardo-imperiale. La sua posizione nel centro del Campo Marzio, cuore pulsante della Roma antica, ha fatto ipotizzare che fosse un edificio pubblico, probabilmente una delle sedi delle celebri quattro fazioni di aurighi che competevano nel Circo Massimo.

Scendendo nei sotterranei, ti imbatterai in colonne, pavimenti di marmo colorato, fontane, un cortile porticato e una mensa ponderaria, tutto straordinariamente conservato.

Ma c’è un valore aggiunto alla visita grazie al progetto Li-Fi

Cos’è? 

È il sistema Light Fidelity, una modalità di visita con tecnologia senza fili che, attraverso appositi faretti LED, trasmette informazioni e immagini in modalità wireless ai dispositivi mobili dei visitatori, tramite un’apposita app. Questo progetto non coinvolge solo la domus ma anche alcuni punti di interesse all’interno del museo, facendone riscoprire il fascino e ponendo l’accento sulla sua importante collezione di sculture antiche, lascito alla città di Roma del barone calabrese Giovanni Barracco nel 1902.

Ingresso al Museo Barracco
foto di Martina

La casa romana è visitabile fino al 20 febbraio solo nei fine settimana.

La sua riapertura temporanea è il primo passo di un più ampio progetto di valorizzazione che si sta mettendo a punto.

Se hai già avuto l’opportunità di visitare il museo e la domus, raccontami la tua impressione nei commenti!

ROMA DALL’ALTO: I MIGLIORI PUNTI PANORAMICI PER AMMIRARE LA CITTÀ

Guardando Roma, c’è un elemento che domina incontrastato lo skyline cittadino: le cupole, se ne contano a centinaia, visto che si dice che in città ci siano almeno 999 chiese!

La Capitale ha un’altra caratteristica: quella di essere stata costruita su sette colli, ecco perché esistono tanti punti panoramici, tante terrazze, da dove poterla ammirare in tutta la sua bellezza. Da piccola (ma ancora oggi!), mi divertivo a riconoscere la silhouette dei monumenti più rappresentativi.

Volete divertirvi anche voi? Ecco alcuni dei più bei punti panoramici della città!

Il panorama dalla Terrazza Caffarelli
foto di Martina

Terrazza Caffarelli

Quante volte vi è capitato di andare a piazza del Campidoglio? Proprio all’interno dei Musei Capitolini, c’è una terrazza che affaccia sul centro di Roma, abbracciandolo dal Teatro di Marcello fino a Trastevere. È la Terrazza Caffarelli, comodamente accessibile dalla caffetteria del museo!

Giardino degli Aranci

Sul colle Aventino, il Giardino degli Aranci, ufficialmente Parco Savello, è un’area verde di 7800 mq realizzata nel 1932 dall’architetto Raffaele de Vico, su di un precedente orto dei padri domenicani. Il suo soprannome si deve alle tante piante di aranci che in autunno spandono il loro profumo. Seduti su di una delle tante panchine circondate da fiori, non potrete far altro che guardare i tetti di Trastevere, restando incantati dalla città e dalla romantica atmosfera del parco. 

Zodiaco

Il belvedere dello Zodiaco è uno dei luoghi simbolo per le coppie romane. Percorrendo via Trionfale, si incontra un antico arco che porta a viale di Parco Mellini, una strada molto ripida che conduce alla sommità di Monte Mario. Questo è il punto geodetico del meridiano di Roma e qui si trova anche l’Osservatorio Astronomico e Meteorologico, con sede nella quattrocentesca Villa Mellini. Lo spettacolo che si aprirà davanti ai vostri occhi spazierà dalle acque del Tevere fino ai Castelli Romani.

 

La vista dalla Terrazza del Pincio
foto di Martina

Terrazza del Pincio

Il Pincio è la parte di Villa Borghese che si affaccia, con un’ampia terrazza, sulla sottostante piazza del Popolo. Quella che avrete di fronte a voi è una delle più celebri vedute di Roma, tanto cara a noi Romani.

Terrazza del Gianicolo

Dal colle dedicato al dio Giano, la divinità romana bifronte che regnava sui luoghi di passaggio, si gode di uno dei più bei panorami della città.

Sono addirittura due i punti dove poterlo ammirare: lo slargo del Faro, costruito da Manfredo Fanti nel 1911 e donato alla città dagli italiani d’Argentina, e il piazzale monumentale dedicato a Giuseppe Garibaldi, eroe dei moti rivoluzionari del 1849 che ebbero proprio questo colle come teatro.

Inutile dirvi che il momento più bello è il tramonto, che tinge di arancio i tetti delle case e i monumenti millenari. A mezzogiorno, però, potrete sentire esplodere lo sparo del cannone che segna tradizionalmente l’ora esatta.

Ci sono, poi, due punti di osservazione della città molto particolari: la Terrazza delle Quadrighe e la Cupola di San Pietro.

La Terrazza delle Quadrighe è quella che si trova in cima al Monumento a Vittorio Emanuele II, trasformata da qualche anno in uno splendido belvedere dal quale osservare il centro storico di Roma. Un ascensore trasparente, retto da un’imponente struttura metallica, porta il visitatore a raggiungere questo punto di vista privilegiato, dal quale si ha la percezione esatta della forma e delle strade del cuore della città. Cupole, rovine antiche, palazzi nobili, rettifili e vicoli labirintici catturano lo sguardo, facendoci innamorare sempre di più di Roma.

(Biglietto: 7€)

La vista dalla Cupola di San Pietro
foto di Martina

La Cupola di San Pietro è il faro dello skyline romano, è l’elemento che si vede da qualsiasi punto della città e quello che catalizza lo sguardo. Ma come sarebbe salire sulla sua cima e ammirare da qui l’orizzonte? 

Con i suoi 136 metri è il luogo più alto della città, ma per scalare la vetta del Cupolone si devono affrontare 550 gradini (oppure 320 se si prende l’ascensore per il primo tratto) in un percorso non sempre agevole, visto che segue l’andamento stesso della volta. Prima di raggiungere la balconata della lanterna, si ha l’occasione di camminare lungo il ballatoio interno, alla base della calotta sferica. Da qui, si domina lo spazio della navata centrale e si dialoga a tu per tu con gli splendidi mosaici della volta. Arrivati al termine della “scalata”, Roma è visibile a 180°, dal Gianicolo a Monte Mario, con il placido corso del Tevere.

(Biglietto: 8€ / 10€ con ascensore)

 

Queste sono "le carte" per avere Roma ai vostri piedi!

I PRESEPI PIÙ BELLI DI ROMA DA VEDERE TUTTO L’ANNO

Se sei un amante del Natale, se lo consideri il periodo più bello dell’anno, se con i primi freddi inizi già a tirare fuori le decorazioni, questo post fa proprio al caso tuo!

Sai che a Roma puoi vedere i più bei presepi tutto l’anno?

Sono due gli indirizzi che ti voglio consigliare.

Partiamo dal primo: la chiesa dei SS. Cosma e Damiano ospita uno stupendo presepe napoletano del Settecento; è stato donato alla chiesa dai coniugi Cataldo, di origine napoletana, che vivevano a Roma da tanti anni. 

Il presepe dei SS. Cosma e Damiano
foto di Martina

È stato realizzato da artisti famosi nell’arte presepistica e raffigura la natività in mezzo alla gente del popolo, intenta nelle faccende quotidiane. Non avrai difficoltà a riconoscere il venditore di castagne, il fruttivendolo, il contadino che raccoglie l’uva, il soldato o l’oste. Le statuette sono in legno e terracotta e l’ambientazione è quella della Roma del ‘700, tra le colonne del Foro Romano. Valore aggiunto? La visita è gratuita, basta lasciare una piccola offerta!

Via dei Fori Imperiali 1

Il secondo indirizzo è la Basilica di Santa Maria Maggiore, dove è esposto, nella Cappella Sistina, il presepe più antico di Roma: si tratta dell’opera che Arnolfo di Cambio nel 1291 realizzò per volere di papa Niccolò IV. È composto da otto statuette, tutte modellate nella pietra: Maria, Giuseppe e il bambinello con il bue, l’asino ed i Magi in adorazione.

Piazza di Santa Maria Maggiore

Il presepe di Arnolfo di Cambio
foto dal web

C’è un altro luogo interamente dedicato ai presepi che, solitamente, è aperto tutto l’anno: il Museo Internazionale del Presepio, ospitato dal 1967 nei locali sottostanti la chiesa dei Santi Quirico e Giulitta. Sono oltre 3000 i pezzi esposti, provenienti non solo da tutt’Italia ma anche da altre nazioni: ci sono presepi in vetro, in legno, in cartapesta e in ceramica. Tra quelli più antichi ve ne è uno davvero particolarissimo, risalente al XVII secolo e realizzato interamente con gusci di ricci di mare.

Purtroppo, al momento è chiuso al pubblico a data da destinarsi: speriamo riapra al più presto!

via Tor de’ Conti 23

Conoscevi questi presepi?

Ti aspetto nei commenti!

INFERNO, LA MOSTRA EVENTO ALLE SCUDERIE DEL QUIRINALE

Nel 700° anno dalla morte di Dante Alighieri anche Roma celebra il sommo poeta con la mostra Inferno alle Scuderie del Quirinale, curata da Jean Clair e Laura Bossi.

Il mondo degli inferi viene affrontato in tutte le sue sfaccettature attraverso le opere di grandi artisti e pittori, raccontandone la fortuna iconografica nel corso dei secoli.

Mostra Inferno alle Scuderie del Quirinale
foto di Martina

La più amata delle tre cantiche dantesche, infatti, ha lasciato un segno indelebile nel nostro immaginario, dal Medioevo sino ai giorni nostri, e questo ambizioso progetto si propone di evidenziare il fine ultimo del viaggio del poeta fiorentino: la salvezza dell’umanità.

Sono più di duecento le opere d’arte che si snodano lungo il percorso espositivo, concesse in prestito da oltre ottanta tra grandi musei, raccolte pubbliche e prestigiose collezioni private provenienti dall’Italia, dal Vaticano e da moltissimi paesi europei.

Inferno è la prima grande rassegna d’arte che affronta questo tema, indagando sulla persistenza della visione del mondo dei dannati, sull’evoluzione storica del concetto di Male, sulla natura multiforme del Diavolo e sui tanti modi in cui prova ad attrarci, fino a giungere alla traslitterazione in terra di questo concetto: la guerra, il lavoro alienante, la follia e lo sterminio.

Voragine Infernale, Sandro Botticelli
foto di Martina

È un’occasione unica per ammirare opere di altissimo valore artistico, a cominciare dal Giudizio Finale del Beato Angelico, passando per la monumentale Porta dell’Inferno di Auguste Rodin (modello in scala 1:1), fino a giungere alla Voragine Infernale di Sandro Botticelli. Il dipinto su pergamena realizzato dal maestro per illustrare la Divina Commedia (oggi, purtroppo, smembrato) è stato eccezionalmente concesso in prestito dalla Biblioteca Apostolica Vaticana. E ancora, Le tentazioni di Sant’Antonio Abate di Jan Brueghel, Lucifero di Franz Von Stuck e il Teatrino napoletano “Inferno”, con pupi catanesi e palermitani.

Il visitatore, arrivato all’apice della parabola del Male, avrà modo di sfiorare il concetto di salvezza, l’evocazione della sua idea, passando attraverso il celebre verso “e quindi uscimmo a riveder le stelle” che introduce in una sezione dedicata all’impulso salvifico proprio del Cristianesimo ma non solo.

Dopo il grande successo, lo scorso anno, della mostra dedicata a Raffaello, in occasione di un altro importante anniversario, Inferno è un viaggio nell’ iconografia e nella morale della Commedia, che, attraverso una visione apocalittica, conduce ad un’azione di redenzione individuale e collettiva.


INFO PRATICHE: fino al 9 gennaio 2022, biglietto intero 15€, ridotto 13€.

UN WEEK-END IN VAL D’ORCIA

Paesaggio Culturale Patrimonio dell’UNESCO

Colline sinuose sormontate da borghi medievali, campi di grano e file di cipressi: questo è il tipico paesaggio che si ammira alle propaggini meridionali della Toscana.

Lo scenario che ci regala la Val d’Orcia è talmente struggente da essere stato inserito dall’UNESCO nel 2004 nella lista Patrimonio Mondiale dell’Umanità per l’eccellente conservazione del paesaggio, che tanto ispirò i pittori della Scuola Senese.

I cipressi della Val d'Orcia
foto di Martina

TIP: in tempi più recenti, questo mosaico paesaggistico ha colpito molti registi che hanno scelto di girare proprio qui le loro pellicole. Una fra tutte? Il Gladiatore di Ridley Scott: la scena dei cipressi e dei campi di grano accarezzati da Massimo Decimo Meridio é tra le più iconiche del film ed è stata girata a pochi chilometri da Pienza, nella zona di Terrapille.

INFO PRATICHE

La Val d’Orcia è un territorio molto esteso che comprende 5 borghi. Se lo vuoi girare in lungo e in largo, avrai bisogno di almeno 5 giorni. L’itinerario che ti propongo è una full immersion di due giorni da fare rigorosamente in macchina, non solo perché i collegamenti con il trasporto pubblico sono quasi inesistenti, ma perché così avrai la libertà di fermarti ovunque tu voglia: i panorami sono spettacolari!

Pronto per iniziare?

DAY 1

Prima tappa del nostro weekend è il borgo di Radicofani (circa 180 km da Roma), ultima stazione della via Francigena in Toscana.

TIP: il paese è legato alla figura del “brigante-gentiluomo” Ghino di Tacco, figlio del Conte Di Ugolino. Partendo dalla Rocca, sua splendida dimora, si dedicava a derubare i nobili della Repubblica di Siena per donare la refurtiva ai bisognosi del borgo. Una piazza è dedicata a questo particolare personaggio!

La Tavola Robbiana
foto di Martina

Radicofani è famosa per la scenografica Rocca medievale che la domina dall’alto. Una volta lasciata l’auto nei tanti parcheggi al di fuori del centro storico, varcare una delle porte dell’antico borgo equivarrà a tornare indietro nel tempo!

Il borgo è stato insignito della Bandiera Arancione del Touring Club perchè custodisce molte pregevoli vestigia del suo passato medievale, a partire dalla chiesa romanica del XIII secolo dedicata a San Pietro. La vicina chiesa di Sant’Agata conserva la splendida Tavola Robbiana, realizzata nel 1500 dai Della Robbia: un vero capolavoro! Prima della salita alla Rocca (circa 20 minuti), passeggiate per l’antico quartiere ebraico: non ve ne pentirete!

Cazzoncelli all'aglione
foto di Martina

TIP: per un pranzo veloce con le specialità tipiche e i prodotti locali, sedetevi Al Tocco, locale che si trova sulla piazza principale. I tavoli esterni danno sul belvedere, da cui si può ammirare il panorama della Val d’Orcia. Specialità della casa: cazzoncelli all’aglione, tipico formato di pasta della zona condito con un sugo fatto con il cuore dell’aglio!

Seconda tappa della giornata è la piccola frazione Bagni San Filippo (12 km), rinomata per le cascatelle di acqua termale.

Lasciata la macchina nei numerosi parcheggi lungo la strada, si accede ad un sentiero che corre lungo il fiume e che passa in rassegna formazioni calcaree, cascate e piccole piscine di acqua calda.

Balena Bianca
foto di Martina

La formazione più impressionante di calcio si è guadagnata il soprannome di Balena Bianca per la sua somiglianza con una bocca di balena. Qui l'acqua calda delle sorgenti termali (sgorga a 48°) si incontra con quella fredda del fiume, dando alla roccia un aspetto bianco-blu che contrasta profondamente con il verde del bosco. Continuando a camminare, si raggiungono le piscine che formano il complesso del Fosso Bianco.

I laghetti e le numerose cascate fumanti sono una vera e propria spa gratuita a cielo aperto!

La suggestiva Abbazia di Sant’Antimo (26 km) è l’ultima tappa della giornata; in stile romanico, sorge in una valle isolata poco al di sotto del paese di Castelnuovo dell’Abate. Secondo la leggenda, fu Carlo Magno a fondare il monastero nel 781. L’esterno in travertino è lineare nella sua austera semplicità, eccezion fatta per le sculture in pietra raffiguranti animali fantastici (apr-ott 10-19). Non perderti la farmacia: attraverserai un chiostro incantevole!

L'Abbazia di Sant'Antimo
foto di Martina

È giunta l’ora di andare in albergo: ho scelto di alloggiare ad Abbadia San Salvatore (29 km) perchè qui si trova un’antichissima abbazia fondata dal duca longobardo Ratchis.

TIP: leggenda narra che sorse nel luogo dove il duca vide un’apparizione di Gesù. Con una piccola offerta si scende nella cripta longobarda risalente all’VIII secolo: sbalorditiva!

L’hotel Bocca di Bacco si trova proprio a due passi dall’abbazia: camere pulite, confortevoli e ad un prezzo eccezionale (50€ la matrimoniale con colazione inclusa e tassa di soggiorno).

DAY 2

Tutto è pronto per una giornata intensa e per macinare qualche altro chilometro!

Da Abbadia San Salvatore, i primi 30 km ci portano a Bagno Vignoni, piccolo borgo famoso per le acque termali, conosciute sin dall’epoca romana. L’attrazione principale è una vasca di acqua sulfurea calda, a 49° C, che si trova nella piazza centrale. Lunga 49 metri ed ampia 29, è costruita esattamente sopra la fonte di acqua termale, incorniciata dal rinascimentale Portico di Santa Caterina.

Bagno Vignoni
foto di Martina

Solo 6 km e si raggiunge San Quirico d’Orcia, una suggestiva cittadina medievale fortificata che, un tempo, era una delle soste dei pellegrini che affrontavano la via Francigena tra Canterbury e Roma.

Oggi, passeggiando per le sue silenziose strade, si rimane colpiti dall’elegante Collegiata, in stile romanico, e dagli Horti Leononi, splendidi giardini all’italiana creati intorno al 1580.

TIP: se hai voglia di un buon pranzo, ti consiglio la Trattoria Toscana Al Vecchio Forno, in pieno centro. Qui la cucina abbina la tradizione dei migliori prodotti del territorio e la riscoperta dei sapori di un tempo.

Boschetto di cipressi di San Quirico d'Orcia
foto di Martina

Una piccola deviazione di qualche chilometro fuori San Quirico è d’obbligo per poter vedere il famosissimo boschetto di cipressi su una collinetta che domina un tratto della via Cassia, simbolo dell’intera Val d’Orcia.

TIP: Ma perché proprio i cipressi? La loro presenza in Toscana risale a molti secoli prima di Cristo, quando furono importati dall’Asia. Il cipresso è stata una pianta molto ritratta da pittori e artisti, diventata elemento caratteristico delle strade, dei confini di proprietà, dei poderi e delle colline dell’intera zona.

Cappella della Madonna di Vitaleta
foto di Martina

Il percorso in auto per arrivare a Pienza (10 km), ultima tappa di questo intenso tour, è uno dei più belli, con magnifiche vedute su verdi campi, punteggiati da fattorie in pietra e da file di slanciati cipressi.

Prima di raggiungere il borgo rinascimentale, un’altra sosta lungo la strada ci porta all’altro simbolo della Val d’Orcia: la Cappella della Madonna di Vitaleta.

Questa piccola cappella, incorniciata tra due filari di cipressi, per quanto piccola e sperduta tra i campi della Val d’Orcia, è diventata la protagonista di uno dei paesaggi più conosciuti al mondo! 

TIP: alla cappelletta si arriva con una camminata di circa un quarto d’ora perché bisogna lasciare la macchina lungo la strada sterrata.

Eccoci a Pienza, una delle località più famose della Val d’Orcia perché il suo centro storico è rimasto quasi immutato dal Quattrocento, quando papa Pio II lo fece costruire. Pio II, infatti, volle lasciare una traccia indelebile nella storia realizzando la “città perfetta”, tanto cara agli umanisti. Come architetto incaricò Bernardo Gambarelli, detto il Rossellino, che trasformò Pienza nella città ideale, magnifica opera giunta fino a noi.

Centro storico di Pienza
foto di Martina

TIP: Puoi lasciare la macchina in uno dei tanti parcheggi (a pagamento) che si incontrano poco fuori il centro storico.

Suo cuore pulsante è piazza Pio II, dove sorge l’imponente Duomo fiancheggiato da due palazzi rinascimentali: Palazzo Piccolomini, antica residenza papale, e il Palazzo Vescovile, sede del Museo Diocesano.

Da non perdere il giro esterno delle mura: ti regalerà dei panorami indimenticabili!

Che ne dici, ti è piaciuto questo tour? Fammi sapere nei commenti se ti è stato utile!