Una puntata a Bologna

I soprannomi di Bologna sono diversi: la Rossa, per il colore dei tetti delle case, la Grassa, per la sua gastronomia particolarmente ricca, la Dotta perché sede di una delle più antiche università d'Italia.

Una visita al capoluogo emiliano è un'ottima idea anche se si ha un solo giorno a disposizione: grazie all'alta velocità su rotaia, in poco più di due ore (partendo da Roma) si arriva. Ho trovato una super offerta con Italo (per chi viaggia martedì, mercoledì e giovedì il costo del biglietto è ridotto del 50%), così non ho esitato a dedicare una giornata a questo scrigno.

Dalla stazione di Bologna si raggiunge agevolmente il centro, piazza Maggiore, con una passeggiata di circa venti minuti. Si percorre via Indipendenza, caratteristica strada porticata piena di negozi, bar e locali, fino ad arrivare a piazza Nettuno, dominata dalla splendida fontana del Giambologna. Il cardinal Borromeo ne promosse la realizzazione per dare una nuova immagine a piazza Maggiore. Punto focale è la scultura di Nettuno detto il Gigante, attorno alla quale circola un aneddoto: la Chiesa impose al Giambologna di ridurre le dimensioni delle parti intime della statua; a dispetto, posizionó la mano di Nettuno in modo tale che, da una certa prospettiva, il dito sembrasse proprio il membro! Cercate, quindi, la pietra nera sul lastricato della piazza per godere di questa suggestiva visione!

Di fronte, una scalinata porta alla Salaborsa, centro culturale inaugurato nel 2001 e usato anche come spazio espositivo. Il pavimento della sala al piano terra, in vetro, consente di sbirciare alcuni importanti resti archeologici: la basilica di Bononia (II sec. a.C.) e le fondamenta delle case medievali dell'area del vicino Palazzo d'Accursio. È anche possibile visitarli in determinati orari e lasciando solo una piccola offerta (per info e orari biblioteca salaborsa).

Basilica di San Petronio
Foto di Martina

Davanti a me piazza Maggiore, la piazza Grande cantata da Lucio
Dalla, cuore della città dal Medioevo ad oggi, dominata dalla basilica di San Petronio, sesta chiesa più grande d'Europa dedicata al patrono della città. La prima pietra venne posta nel giugno del 1390 ma i lavori procedettero molto a rilento a causa di varie vicissitudini politiche per "concludersi" nel 1663. Ciò che colpisce immediatamente è la facciata incompiuta: la parte inferiore presenta specchiature marmoree eseguite tra la fine del Trecento e gli inizi del Cinquecento; quella superiore è realizzata con materiale laterizio a vista, dal profilo sfaccettato, che avrebbe dovuto consentire l'ancoraggio del rivestimento decorativo, mai posto in essere. Dei tre portali, il centrale è stato scolpito da Jacopo della Quercia, anch'esso parzialmente incompiuto. Nel 1530 la basilica godette di un momento di notorietà, essendo scelta da Carlo V come sede per la sua incoronazione ad imperatore del Sacro Romano Impero. L'interno, suddiviso in tre navate da pilastri in mattoni sagramati, con basi elaborate e capitelli a foglie, ospita la meridiana più lunga del mondo in un luogo chiuso e l'organo funzionante più antico d'Italia.


Piazza Grande
Foto di Martina

Di fronte alla basilica si trova il Palazzo del Podestà, costruito nel XIII secolo, da cui svetta la Torre dell'Arengo, la cui campana suonava in particolari occasioni. Addentratevi nel Palazzo: camminate fino alla volta centrale e, se siete in due, posizionatevi agli angoli opposti. Con la faccia rivolta al muro, parlate liberamente: la persona dall'altro lato vi riuscirà a sentire benissimo! La piazza ospita anche il palazzo del Comune, Palazzo d'Accursio, oggi un insieme di edifici uniti nel corso dei secoli. Vi si ammirano, al secondo piano, la Sala Farnese e la Cappella, volute dal cardinale Girolamo Farnese, nel 1665. Le decorazioni della Sala ripercorrono le vicissitudini della città dal Medioevo al Seicento. Sempre a questo piano è ospitato il Museo delle Collezioni Comunali d'Arte. Dalla piazza si diparte via dell'Archiginnasio, dove si trova la sede originaria dell'Universitá più antica d'Occidente, fondata nel 1088: il Palazzo dell'Archiginnasio. La cosa interessante è che si può accedere alle zone comuni liberamente, mescolandosi agli studenti, un'esperienza unica in una cornice senza eguali! A breve distanza, la chiesa di San Domenico, culla di tesori della storia dell'arte italiana, prima fra tutto l'arca marmorea che custodisce le reliquie del Santo con sculture di Nicoló Pisano e del giovane Michelangelo. 

Ora dedichiamoci un po' alla gastronomia e alla buona tavola: ritornando sui miei passi, alle spalle di piazza Maggiore si aprono le stradine che danno vita all'antico mercato cittadino, il Quadrilatero. I banchetti e i negozi espongono frutta fresca, parmigiano, mortadella, tortellini, dolci e chi più ne ha più ne metta, è impossibile non spizzicare e assaggiare tutte queste delizie!

TIP: se siete affamati e lo street food vi solletica solo lo stomaco, dovete assolutamente mangiare all'Osteria dell'Orsa, un locale dall'atmosfera accogliente dove si gustano le specialità del territorio in grandi tavolate di legno; i piatti sono semplici ma cucinati in maniera impeccabile e, cosa che non guasta, i prezzi sono assolutamente contenuti!  

Superata via Castiglione, mi ritrovo nella raccolta piazza Santo Stefano: sul fondo sorge la chiesa dedicata al protomartire. Con sguardo attento, ci si accorge che le chiese sono ben quattro e, in antico, addirittura sette!Le sette chiese iniziali dovevano simboleggiare una ricostruzione dei luoghi della passione di Cristo, da qui l'originaria denominazione del complesso Sacra Hierusalem. Oggi sulla piazza si affacciano i prospetti della chiesa del Crocifisso, di origini longobarde, della chiesa del Calvario, di forma rotonda e dominata dalla riproduzione del Sepolcro di Cristo (XII-XIIsec.), e della chiesa dei SS. Vitale ed Agricola, dalla struttura basilicale disadorna e che racchiude i due sarcofagi dei santi ai quali è dedicata.Nel cortile di Pilato si trova un bacile marmoreo degno di nota, donato da Liutprando e Ilprando, sovrani longobardi che avevano fatto di Santo Stefano il loro principale centro religioso.  
A breve distanza si trova Corte Isolani, un delizioso passaggio coperto, che collega la piazza con una delle arterie principali di Bologna: Strada Maggiore. Finalmente da qui si vede il simbolo della città: le cosiddette Due Torri, degli Asinelli e della Garisenda, le più alte rimaste della "città turrita" che, in epoca medievale, ne contava più di cento. I più sportivi potranno ammirare tutta la città dall'alto salendo i 498 scalini della Torre degli Asinelli: mi raccomando, non lo fate se siete ancora studenti, altrimenti non diventerete mai dottori!

Le Due Torri
Foto di Martina

Ormai il tempo a disposizione si sta esaurendo e, mentre mi rincammino verso la stazione, mi concedo un'ultima deviazione per scoprire la "Bologna dei canali". Sotto al portico di via Piella, una finestrella si apre su uno scorcio veneziano, con l'acqua dei canali che lambisce le fondamenta delle case. 
Se non avete comprato leccornie in abbondanza o se non avete fatto proprio in tempo, vi consiglio, prima di andare in banchina, di fare un salto sotto ai portici di fronte alla stazione: "Mortadella" è un negozio di prodotti tipici dove potrete acquistare cose buonissime a prezzi più che convenienti!

Carica di mortadella e tortellini, prendo posto sul treno, felice di aver passato una giornata diversa e contenta di poter cenare con queste leccornie!






TIP
IL NETTUNO: purtroppo in questo periodo la fontana è sottoposta ad un restauro ed è completamente coperta dai ponteggi; tuttavia, ogni giorno alle 11 una visita guidata consente di poter vedere il cantiere (costo 5€).



PORTICI: la città vanta quasi 40 chilometri di portici, lungo i quali si può camminare trovando riparo sia dalla pioggia che dal solleone. I portici di Bologna nascono nel periodo medievale dallo "sporto", una sorta di balcone ligneo che serviva ad ampliare lo spazio abitativo dei piani alti. Diventando sempre più grandi e pesanti, era necessario puntellare questi sporti con travi lignee che, inevitabilmente, andavano ad occupare le strade sottostanti. L'amministrazione bolognese decise di non rimuoverli, a differenza di altre città, e di renderli addirittura obbligatori e di pubblico utilizzo. Gli artigiani ne trassero maggior giovamento, usandoli come laboratori all'aperto, più luminosi delle botteghe poste
al pianoterra delle loro abitazioni.
Portici di piazza Santo Stefano
Foto di Martina

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