Vedi Napoli e ti innamori

Il Pizza Village a Napoli?! È un must a cui proprio non posso mancare! Ecco che organizzo una giornata all’insegna della cultura e del buon cibo. 

Avendo deciso all’ultimo istante, scelgo di raggiungere il capoluogo campano in macchina, come la volta precedente, per non essere legata agli orari dei treni. Il parcheggio è lo stesso, a Calata San Marco, zona piazza del Municipio (per maggiori dettagli leggi Vedi Napoli e poi muori).


Lasciata la macchina, inizio la giornata nel migliore dei modi, mangiando un favoloso cornetto ischitano (fatto con la pasta brioches) al bar Il Chicco d’Oro, proprio sulla piazza: delizioso!
Il cornetto ischitano


Pronti, via: prima tappa è il murales dedicato ad Ipazia dal titolo “Care of Knowledge”, della street artist Mp5. Si trova ai margini dei Quartieri Spagnoli, in via Concezione a Montecalvario, a poche centinaia di metri da via Toledo, la strada dello shopping. L’opera porta ad un’ulteriore riqualificazione di questa zona della città e ritrae la filosofa e astronoma di Alessandria d’Egitto, uccisa nel V secolo d. C. da una folla di cristiani inferociti per le sue scoperte e teorie scientifiche.


Care of Knowledge
Foto di Martina
Seconda tappa di questa giornata particolarmente calda e soleggiata è il Vomero, uno dei quartieri collinari di Napoli, che decido di raggiungere con la funicolare: da piazzetta Augusteo (che si apre proprio su via Toledo) arrivo a piazza Fuga. Il quartiere custodisce due perle: Castel Sant’Elmo e la Certosa di San Martino.






Castel Sant'Elmo è un’imponente fortezza medievale che sorge nel luogo di una chiesa di X secolo, dedicata a Sant’Erasmo. Ricavato, in parte, nella roccia viva (tufo giallo napoletano), trae origine da una torre d’osservazione normanna, chiamata Belforte. Il castello per la sua posizione strategica è stato, da sempre, un possedimento molto ambito: domina, infatti, la città e l’intero golfo di Napoli. Oggi ospita il museo permanente “Napoli e il Novecento”, ma è anche sede di mostre temporanee. Già solo la vista che si gode dai suoi camminamenti vale la visita!


A pochi passi da qui, affacciato su una terrazza panoramica, è l’ingresso al complesso monumentale della Certosa di San Martino.

Scorcio del chiostro della Certosa di San Martino

Foto di Martina

Nel 1325 Carlo d’Angió, duca di Calabria, fece erigere il monastero dell’ordine dei certosini. Dell’opera originaria restano solo gli splendidi e suggestivi sotterranei gotici: la Certosa, infatti, tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Settecento, subì cambiamenti molto profondi. Nella seconda metà dell’Ottocento, diventa Museo Nazionale Italiano. L’itinerario museale alterna testimonianze della storia di Napoli a panorami mozzafiato, percepibili da loggiati, belvederi e giardini; la visita alla chiesa del monastero, alla sacrestia e al chiostro impreziosiscono una piacevole passeggiata attraverso la storia della città.

Uscita, mi dirigo nel cuore di Napoli, a Spaccanapoli, usando la Pedamentina di San Martino. Questo è il percorso pedonale più lungo e antico della città: 414 gradini che regalano scorci di inattesa bellezza, accompagnati da un surreale silenzio, nonostante lo stato di abbandono in cui versano.
Pedamentina di San Martino
Foto di Martina

Ormai i morsi della fame si fanno sentire e, nel mio gironzolare, incrocio su via Benedetto Croce la friggitoria Passione di Sofì. Mi incuriosisce il cuoppo: un cartoccio gigante stracolmo di fritti che spaziano dalle crocchè, agli arancini, alle verdure pastellate, ai calamari. Ne prendo uno misto, di mare e terra e rimango stupefatta dalla quantità: con 6€ potrebbe mangiarci un esercito!


Molto soddisfatta (adoro i fritti!), continuo la mia passeggiata verso via dei Tribunali: mi aspetta la visita alla Napoli Sotterranea.

Criptoportico romano
Foto di Martina
Esistono diversi “tipi” di Napoli Sotterranea: il Tunnel Borbonico in Vico del Grottone; l’Acquedotto e il Teatro Greco-Romano in piazza San Gaetano e il Complesso Monumentale di San Lorenzo Maggiore, alla fine di San Gregorio Armeno. Opto per entrare proprio in quest’ultimo: un percorso a ritroso nel tempo, dal V secolo a.C. fino alla fine del XVIII secolo d.C.. Si passa, infatti, dall’Agorà del periodo greco, al Foro di epoca romana, dalle fondamenta della Basilica paleocristiana al convento dei Francescani: tutto ciò coesiste nel chiostro di San Lorenzo Maggiore.

Dopo questo bellissimo viaggio nel tempo, vengo nuovamente risucchiata nel caos cittadino di via dei Tribunali. Ora la direzione è il Lungomare Caracciolo per il Pizza Village.


Pizza Poker: margherita, salsiccia e friarielli,
ripiena e fritta.
Siamo all’VIII edizione di una tra le feste più grandi d’Europa, che mira ad essere un trampolino di promozione per l’intero territorio campano attraverso uno dei suoi simboli: la pizza. Il villaggio è animato dalla presenza di 50 tra le più rinomate pizzerie, da eventi live e concerti gratuiti. L’idea vincente, secondo me, è quella della location: un villaggio all’aria aperta, con stand che consentono di mangiare guardando il mare e il tramonto. Che altro aggiungere?! Mi prenoto anche per l’anno prossimo!

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